Ad Alicudi le capre selvatiche sono ormai diventate un problema urgente. Nella più piccola e remota delle isole Eolie se ne contano ormai più di 600 a fronte di meno di 100 residenti stabili in un territorio di appena cinque chilometri quadrati. Gli animali danneggiano i sentieri e i muri a secco, divorano arbusti e piante protette all’interno della riserva naturale, si avvicinano alle case per nutrirsi e finiscono spesso per ostruire i percorsi dell’isola.
La diffusione delle capre non è frutto di un fenomeno naturale: furono introdotte circa vent’anni fa da alcuni allevatori e alcune diverse riuscirono a fuggire conquistando la tanto agognata libertà per poi a rifugiarsi nelle zone più impervie. Qui hanno iniziato a riprodursi senza controllo, aumentando di numero senza misura. La situazione è oggi talmente critica che il Comune di Lipari – da cui dipende amministrativamente Alicudi – e la Regione Sicilia stanno valutando interventi radicali.

“Ora davvero c’è un rischio igienico-sanitario – afferma Gianluca Giuffrè, responsabile del comitato isolano – più volte abbiamo lamentato questa problematica che ormai si trascina da anni. Ma con questi decessi in pieno centro e con questo caldo siamo davvero a rischio”.
Il problema non riguarda solo Alicudi. Anche Ginostra e Stromboli, altre due isole eoliane, hanno visto crescere a dismisura la popolazione di capre inselvatichite. Su disposizione del sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, e del prefetto di Messina, Cosima Di Stani, i forestali hanno effettuato sopralluoghi, predisposto recinzioni e progettato la cattura degli animali. Non è previsto l’abbattimento: le capre verranno trasferite in aziende agricole siciliane. A Ginostra, però, l’operazione – che riguarda oltre 2.000 capi – non è ancora iniziata.
La scelta di spostare gli animali non convince gli animalisti, che hanno espresso forte contrarietà parlando di un vero e proprio “esodo delle capre”. Alcune associazioni propongono invece un piano di sterilizzazioni, ritenendo inaccettabile che “gli animali, che ormai abitano stabilmente l’isola, debbano essere strappati via da quello che considerano il loro habitat”. La vicenda resta aperta, ma un intervento più organico è previsto per ottobre, quando la fine della stagione turistica consentirà operazioni più ampie e sicure.



















