Martedì 14 ottobre è in programma l’esecuzione dell’“Arca di Noè” (“Noye’s Fludde”, 1958) di Benjamin Britten, una delle opere più simboliche del compositore inglese, scritta per unire sul palcoscenico adulti e bambini, musicisti professionisti e dilettanti, in un’unica grande parabola di speranza.
Si tratta di uno degli spettacoli più attesi della 67ª Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale, organizzata dalla Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana con il sostegno dell’Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Siciliana.
Tratta dagli English Miracle Plays, Moralities, and Interludes, testi di autore ignoto rivisti nel XV secolo e pubblicati nel 1890, questa nuova edizione dell’Arca di Noè è diretta da Riccardo Scilipoti e coinvolge il Coro di voci bianche della FOSS, il Coro polifonico “Pietro Vinci” di Palermo diretto da Pia Tramontana, l’Ensemble strumentale degli Allievi del Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo e quello dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, in collaborazione con l’Associazione Museo Sociale Danisinni, per un progetto che unisce arte, educazione e inclusione, in cui la musica diventa strumento di partecipazione e dialogo tra generazioni.
Un tributo ai giovani vittime della povertà educativa
Per questo motivo la FOSS e tutti gli artisti dedicano lo spettacolo alla memoria di Andrea, Massimo, Paolo e Salvatore, quattro giovani che sono stati uccisi tra Palermo e Monreale in questi ultimi mesi da loro coetanei, vittime a loro volta della povertà educativa che li ha trasformati in assassini.
Lo spettacolo è ideato da Giovanni Mazzara, che ha curato la drammaturgia e la regia, insieme a Gigi Borruso, autore del nuovo testo e voce recitante, e a Valentina Console, autrice delle scene e dei costumi. Nei ruoli dei cantanti adulti Antonino Giacobbe (Noè) e Anna Pennisi (La moglie di Noè).
“Mai titolo fu più aderente alla realtà quotidiana”
“Il titolo originale di questa composizione è Noye’s Fludde, il ‘Diluvio di Noè’ – sottolinea Giovanni Mazzara – Mai titolo fu più aderente alla realtà quotidiana che vede l’intero nostro pianeta soggiacere al cambiamento climatico. Noi tutti siamo testimoni dei disastri che quotidianamente viviamo: corsi d’acqua alimentati da piogge torrenziali straripano con violenza ed inondano strade, città, case e terreni. Persone, auto e animali vengono trascinati dalla forza della natura e spariscono tra i flutti. […] Nella nostra messinscena Noè è un giovane padre di famiglia, un marinaio ma soprattutto un volontario della Protezione Civile incaricato dal suo capo supremo, Dio (la voce recitante) di mettere in salvo il genere umano e animale. […] Nucleo centrale dell’intera opera sono i giovani cantori utilizzati sia come solisti che per gli interventi corali. Giocando e cantando costruiscono l’arca e insieme a Noè portano in salvo sé stessi e gli animali. Ma il loro compito non è ancora terminato. C’è ancora una urgenza di drammatica attualità: la pace nel mondo. Saranno i ragazzi definiti dal Papa ‘Pellegrini di Speranza’ con le loro giovani voci, e il loro impegno a sognare e lavorare per una pace giusta e duratura”»”.
Un programma musicale di grande respiro
Il programma musicale della Settimana di Musica Sacra prosegue sino al 17 ottobre, con ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili e inizio spettacoli alle ore 21.
Mercoledì 15 ottobre la rassegna celebra i 300 anni dalla morte di Alessandro Scarlatti con l’oratorio Agar et Ismaele esiliati (1683), su testo di Giuseppe Domenico De Todis, capolavoro giovanile del compositore palermitano, eseguito nel 1691 con il titolo L’Abramo. Questa ripresa in epoca contemporanea, in collaborazione con il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo, sarà diretta da Ignazio Maria Schifani alla guida dell’Ensemble di Musica Antica del Conservatorio, con Carlotta Colombo (Sara), Silvia Frigato (Ismaele), Chiara Brunello (Agar), Ugo Guagliardo (Abramo) e Martina Licari (Angelo). Un raro gioiello del barocco italiano che intreccia le radici bibliche della Genesi al linguaggio drammatico del teatro sacro.
La chiusura con Massenet e “La Terre promise”
Venerdì 17 ottobre il concerto di chiusura presenterà un’altra rarità: la prima esecuzione in Italia dell’oratorio biblico in tre parti La Terre promise di Jules Massenet, diretto dal palermitano Andrea Licata con l’Orchestra Sinfonica Siciliana, il Chœur Philharmonique de Nice diretto da Giulio Magnanini e con i solisti Laurent Naouri, Chloé Chaume e Thomas Bettinger.
L’esecuzione, realizzata in collaborazione con il Palazzetto Bru Zane di Venezia – Centre de musique romantique française, rilegge la promessa di Dio a Mosè come simbolo di fede e speranza, nel segno della rinascita e della luce. Composto tra il 1897 e il 1899, La Terre promise fu eseguito per la prima volta il 15 marzo 1900 nella chiesa di Saint-Eustache a Parigi, diretto da Eugène d’Harcourt.
Una rassegna storica tra fede e musica
La Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale nacque alla fine degli anni Cinquanta per volontà dell’Assessorato regionale al Turismo, con l’intento di valorizzare il Duomo di Monreale come luogo privilegiato di ascolto e raccoglimento.
Nel tempo si è consolidata come una delle rassegne più longeve e autorevoli del genere, ospitando grandi nomi come Karl Richter, Hermann Scherchen, Riccardo Muti, Claudio Abbado, Zubin Mehta e molti altri. Ogni edizione rappresenta un incontro tra la maestosità dell’architettura e la potenza della musica, dove – nel silenzio sospeso delle navate – i grandi oratori sacri e le pagine sinfonico-corali più amate acquistano una dimensione mistica.















