Un film ambizioso che vuole raccontare i giorni del maxi processo sulla mafia del 1986: è la Camera di consiglio, pellicola che sarà presentata fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma il 20 ottobre e che vuole di ricostruire uno degli eventi più significativi della recente storia italiana.
Il film è diretto da Fiorella Infascelli e vede tra i protagonisti Sergio Rubini, nel ruolo di Presidente della Giuria (Alfonso Giordano) e Massimo Popolizio nel ruolo del Giudice a latere (Pietro Grasso).
Per riuscire a raccontare un evento storico così rilevante, la regista Infascelli si è avvalsa del supporto in sceneggiatura di Mimmo Rafele, della collaborazione del celebre giornalista esperto di mafia Francesco La Licata, oltre che della consulenza di Pietro Grasso, già magistrato, procuratore nazionale dell’antimafia, senatore e realmente giudice a latere del maxi processo. Il racconto vuole dunque essere molto preciso, raccontando anche i retroscena e senza lasciare nulla al caso. Oltre ai due protagonisti, il cast è composto da Betti Pedrazzi, Roberta Rigano, Anna Della Rosa, Stefania Blandeburgo, Rosario Lisma e Claudio Bigagli.
Come Cosa Nostra è stata condannata
Il 10 febbraio del 1986 è una data che non verrà mai dimenticata: per la prima volta, la mafia e in particolare l’organizzazione di Cosa Nostra, veniva riconosciuta dallo stato italiano come un qualcosa di reale. Prima di allora, infatti, mai un’organizzazione criminale di stampo mafioso era stata riconosciuta come tale nella sua struttura e gerarchie. Gli imputati furono 475, un evento che cambiò il modo di interpretare le organizzazioni criminali e che fece scuola nella giurisprudenza dello Stato italiano.
“L’idea è nata perché nessuno conosceva la camera di consiglio – spiega la regista – tutti parlano del Maxiprocesso, ma i giovani non ne sanno nulla. Attraverso questo film voglio che la gente se ne ricordi, perché è stato il primo caso in cui si è potuto affermare che la mafia esiste. Mi interessava raccontare il coraggio di otto persone rinchiuse per cinque giorni accanto al bunker dell’Ucciardone, più che i dettagli del voto”.



















