Ci sono occhi che non si limitano a guardare, ma incidono. Occhi che assorbono il dolore, la bellezza cruda e la verità tagliente, restituendole al mondo attraverso un obiettivo, rendendo visibile l’invisibile. Letizia Battaglia era quel tipo di sguardo: penetrante, indomabile, sempre pronto a posarsi sul cuore pulsante di Palermo e della Sicilia.
Non solo la più celebre fotoreporter italiana a livello internazionale, ma per i palermitani, semplicemente “Letizia“. Una donna che, con la sua fedele macchina fotografica Leica al collo, si distingueva tra la folla, che fosse in un momento di gioia popolare o sulla scena di un’atroce desolazione mafiosa.
Letizia Battaglia è stata molto più di una fotografa: è stata un’ecologista, politica, madre, donna libera e costantemente fuori dagli schemi, una vera pioniera la cui vita è stata inseparabile dalla sua arte e dal suo impegno civile. Lei è stata, di nome e di fatto, una battaglia in prima linea per la dignità e la giustizia.
Il documentario “Il mio nome è Battaglia”
Una figura di tale portata meritava un racconto che ne cogliesse tutta la ricchezza, ed è esattamente ciò che offre il documentario “Il mio nome è Battaglia“, diretto da Cécile Allegra, in onda stasera, giovedì 30 ottobre, alle 21.20 su Rai 5.
Il documentario non si limita a tracciare una biografia, ma si propone di lasciare ad altri, a chi l’ha vista affinare la sua arte e la sua rabbia, il compito di raccontare la “propria” Letizia. Attraverso scatti e testimonianze inedite, il film emerge come un racconto corale e poliedrico per esplorare la complessità di questa donna che ha contribuito, con il suo lavoro, a scrivere una delle pagine più drammatiche e fondamentali della storia italiana.
La Battaglia, che ha documentato i crimini della mafia con una forza disarmante, aveva iniziato la sua attività al quotidiano siciliano L’Ora, spezzando le regole di un mondo giornalistico prevalentemente maschile. Non si è fermata lì: ha lanciato la rivista Mezzocielo come espressione dell’impegno sociale al femminile e si è impegnata in politica, al fianco di Leoluca Orlando nell’amministrazione comunale di Palermo, ben prima delle stragi del 1992.
“Il mio nome è Battaglia” è un omaggio destinato a un pubblico internazionale, un’occasione imperdibile per immergersi nella vita di un’artista che ha usato la fotografia come arma e come strumento di verità, rendendo eterno il volto della Sicilia.




















