Il legame e la valorizzazione del territorio: questi gli asset vincenti dell’Etna Wine Forum, il festival dedicato al gusto sul versante sud-ovest dell’Etna, areale dalle condizioni pedo-climatiche uniche. Un evento che per tre giorni ha animato Villa delle Favare a Biancavilla con un fitto calendario di masterclass, seminari, degustazioni comparate, momenti esperenziali e show cooking e che ha posto l’accento non solo sul vino ma su una idea più ampia del territorio: agricoltura sostenibile, olio, prodotti locali, cultura del gusto, paesaggio.
Identità e cultura condivisa
L’evento è un valido aiuto a costruire una ben precisa identità distintiva per Biancavilla e il versante sud-ovest del vulcano. Un crocevia di saperi, degustazioni e incontri che ha chiuso la quarta edizione con oltre 4mila presenze. Temi nodali la centralità dei cambiamenti climatici e la sostenibilità viticola; non più dunque meri contorni ma elementi che definiscono la vita delle aziende vitivinicole oggi. La partecipazione all’evento di partner importanti e ospiti nazionali e internazionali, indica che la forte capacità di attrazione che porta a dialoghi tecnici in grado di stimolare pratiche più attente e innovative.
“Le nuove generazioni, in particolare, devono ripartire dal vino – esorta Robert Camuto, firma della prestigiosa rivista Wine Spectator – come condivisione ed elemento culturale. E grandi passi – ricorda – sono stati fatti nell’arco relativamente breve di due decenni in cui i vini dell’Etna sono passati dall’essere dimenticati, venduti solo sul posto in damigiane di plastica o in brutte bottiglie, a diventare i vini più famosi dell’Italia del Sud”.

Un versante unico
Il vulcano, insomma, oggi è in grado di affrontare le sfide attuali puntando alla sua unicità, territorialità e alla straordinaria diversità dei versanti. Al centro della manifestazione, come detto, la valorizzazione del sud-ovest; un territorio meno citato rispetto al versante nord-est ma dalla forte identità e contraddistinto da un microclima unico e da suoli vulcanici ricchi di minerali che regalano vini e oli dal profilo inconfondibile.
Biancavilla , la “terza porta dell’Etna”
Aggiunge Paolo Di Caro, presidente della fondazione italiana sommelier: “Biancavilla, ribattezzata la terza porta dell’Etna, si trasforma in un palcoscenico unico e ideale dove, alle novità della produzione vinicola, si affianca il racconto del territorio e dei suoi protagonisti. L’obiettivo è condividere le peculiarità vitivinicole del versante sud-ovest e offrire nuovi spunti”.
L’edizione 2025 di Etna Wine Forum ha visto anche un incontro dedicato alle scuole primarie e secondarie del comprensorio per sensibilizzare i più giovani sul valore della formazione e sulle opportunità legate all’agricoltura e alla produzione enologica come contrasto alla fuga dei talenti dall’Isola.
Ricerca e innovazione al centro delle masterclass
Tra le masterclass che si sono susseguite nei tre giorni anche approfondimenti scientifici con Nicola Purrello, direttore di Etna Urban Winery, e Antonella Castro, Unict, i quali hanno illustrato uno studio olistico che ha censito oltre 230 produttori e più di 1.100 etichette sull’Etna. Un’analisi che ha messo in luce la ricchezza vitivinicola del versante sud-ovest dove 12 aziende producono 25 referenze con Nerello Cappuccio e Nerello Mascalese come vitigni protagonisti.
Il racconto dei grandi chef
La cultura gastronomica siciliana è stata il filo conduttore dello show cooking dello chef bistellato Pino Cuttaia (La Madia di Licata), il quale ha raccontato il legame profondo tra cucina e territorio come segno distintivo dell’identità isolana, e dello show cooking con la chef Valeria Raciti, vincitrice di MasterChef Italia 8, dedicato agli abbinamenti tra piatti di stagione e vini del territorio. Non solo vino a Etna Wine Forum. Riflettori accesi anche sull’olivicoltura eroica dell’Etna con il seminario “Oli estremi. La produzione dell’olio dal sud-ovest alle nuove frontiere olivicole” a cura dell’associazione italiana sommelier dell’olio.





















