Serrande abbassate, bandiere degli edifici pubblici a mezz’asta, il triplice suono delle sirene delle navi al porto: Palermo sembra trattenere quasi il fiato, tutta insieme, per un istante. La città dà l’ultimo saluto a Paolo Taormina, il ventenne ucciso sabato scorso con un colpo di pistola mentre cercava di sedare una rissa davanti al suo locale nel quartiere Olivella, cuore pulsante della movida palermitana.
Il lutto cittadino per Paolo Taormina
Il sindaco Roberto Lagalla ha proclamato il lutto cittadino, con le esequie svolte nella maestosa Cattedrale di Palermo. Anche il Consiglio comunale, ieri in seduta, ha osservato un momento di silenzio, un gesto simbolico ma carico di significato. Alle 10.30 di oggi, poi, tutto si è fermato: una città impietrita tra l’orrore e il dolore, che fatica a credere che quel clima di terrore tipico degli anni delle guerre di mafia sia tornato a bussare alle porte. Quegli anni in cui un morto ammazzato era purtroppo la normalità e la paura costringeva la gente a voltarsi dall’altra parte sembra rivivere, seppure in forma diversa.
Non solo le istituzioni, ma anche la società civile si è mobilitata. Alcuni studenti degli istituti Regina Margherita e Vittorio Emanuele II hanno organizzato un corteo spontaneo in memoria di Paolo. “Poteva essere uno di noi” è lo straziante grido che accompagna il loro passaggio sotto le campane della città che suonano a lutto. Giovani cittadini che chiedono a gran voce sicurezze e speranze, un grido che vuole scuotere le coscienze di tutti, dal potere alle strade.
I prossimi passi per una Palermo più sicura
Oggi è il giorno del dolore, ma Palermo sente di dover trovare una via per reagire. Non bastano più telecamere, non servono più soldati, né tantomeno le parole di circostanza. Il lutto dev’essere un monito, un preludio deciso al cambiamento, radicale e sociale, che può avvenire soltanto attraverso l’educazione, la cultura, il recupero del senso di comunità e di responsabilità collettiva. Per far sì che questa tragedia non cada nell’oblio, occorre mettere in atto interventi concreti e duraturi nei quartieri periferici e non solo.
È questo che Palermo chiede a gran voce. Una città che deve ritrovare la propria identità, fatta di rispecchiamento tra passato culturale e futuro, in cui i valori di solidarietà e rispetto prevalgano sul senso di paura. Il dolore di oggi può diventare la forza di domani, a patto che nessuno resti indifferente.

















