Si è spento ieri sera a Roma, all’età di 88 anni, Paolo Bonacelli, attore di straordinaria versatilità e profondità interpretativa. Al grande pubblico resterà per sempre nella memoria come l’avvocato di Johnny Stecchino, con quella celebre scena in cui, elencando le “piaghe” della Sicilia, dimentica la mafia e mette al primo posto il traffico.
Ma Bonacelli è stato molto più di un caratterista brillante: il suo talento ha attraversato alcune delle pagine più intense del cinema italiano, collaborando con registi come Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi, Michelangelo Antonioni, Massimo Troisi, Roberto Benigni e Lina Wertmüller.
Dalla formazione teatrale al cinema d’autore
Nato a Civita Castellana il 28 febbraio 1937, Bonacelli si era diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, avviando la carriera teatrale nel 1962 grazie a Vittorio Gassman, che lo chiamò a recitare in Questa sera si recita a soggetto con il Teatro Popolare Italiano. Da quel momento in poi, la sua presenza scenica e la sua voce inconfondibile lo resero una figura di spicco sia sul palcoscenico che sullo schermo.
Dai piccoli ruoli al grande successo
Nel corso della sua lunga carriera, Bonacelli ha attraversato generi e registri diversi. È stato interprete di film intensi e controversi come Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, Cristo si è fermato a Eboli di Rosi e Il mistero di Oberwald di Antonioni. Negli anni Ottanta e Novanta, si è imposto anche nel cinema più popolare: Non ci resta che piangere di Troisi e Benigni, Io speriamo che me la cavo della Wertmüller e naturalmente Johnny Stecchino, dove la sua ironia e il suo equilibrio tra dramma e commedia hanno conquistato il pubblico.
Nel 1992 Bonacelli ricevette il Nastro d’argento e il Ciak d’oro come migliore attore non protagonista, confermando il suo valore come interprete di spessore capace di dare profondità a ogni personaggio. Già nel 1985 era stato candidato ai David di Donatello, ulteriore testimonianza di un talento mai sopra le righe ma sempre centrale.
Oltre al cinema, Bonacelli aveva lavorato molto anche per la televisione, partecipando a numerose fiction e sceneggiati, sempre con quella presenza solida e carismatica che lo aveva reso un volto familiare per più generazioni di spettatori.
Il ricordo di una scena immortale
Resterà per sempre nella memoria collettiva il suo monologo in Johnny Stecchino, in cui, fingendosi lo zio mafioso, spiega con tono accorato e tragicomico che “la vera piaga della Sicilia è il traffico”:
“Purtroppo siamo famosi nel mondo anche per qualche cosa di negativo e per esempio quelle che voi chiamate ‘piaghe’… ma è nella terza e più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in particolare Palemmo agli occhi de’ mondo… lei ha già capito, è inutile che io glielo dica… mi vergogno a dirlo… è il traffico! Troppe macchine! È un traffico tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici, famigghia contro famigghia, troppe machine!”
Una scena che da sola basta a spiegare la grandezza di Paolo Bonacelli: un attore capace di unire ironia, misura e profondità, lasciando nel cinema italiano un segno indelebile.



















