Adagiata sulla costa settentrionale della Sicilia, meta di un fiorente turismo che attrae visitatori da ogni parte della terra, Cefalù è una città elegante e antica, dove il passato affiora a ogni passo, intrecciando arte a varie epoche storiche. Storia che ancora sfugge in alcuni particolari e che non tutti conoscono, ma tutt’oggi oggetto di studio. Nel suo sottosuolo si nasconde, infatti, la necropoli ellenistica-romana, una testimonianza preziosa della vita e delle credenze delle comunità che abitarono questi luoghi più di duemila anni fa.
Le tracce di una civiltà in trasformazione
Quando nel 1976 iniziarono le indagini archeologiche a sud-ovest del centro storico, nessuno immaginava di imbattersi in oltre quattrocento sepolture distribuite su più livelli, utilizzate ininterrottamente per quasi cinque secoli. Un vero e proprio “archivio sotterraneo” che racconta l’evoluzione di Cefalù dal IV secolo a.C. al I secolo d.C., svelando riti, credenze e scambi culturali.
Uno degli elementi che caratterizza questa necropoli è la presenza di segnacoli monumentali che, a partire dal III secolo a.C., assumono forme e funzioni diverse: dai semplici cumuli di pietre alle piramidi a gradoni intonacate e decorate, fino a blocchi di calcare talvolta policromi.

Le sepolture, orientate prevalentemente lungo l’asse est-ovest, forniscono un’inestimabile documentazione dell’evoluzione dei riti funerari: dalle prime inumazioni corredate da oggetti di cultura greca si passa gradualmente all’incinerazione, dapprima in anfore di tipo punico e poi, in epoca più tarda, in fosse terragne sormontate da piccoli monumenti.
Tra i reperti più notevoli figurano terrecotte figurate dal tratto vivace e realistico, che richiamano personaggi e scene del mondo della commedia, e due preziose lekànai a figure rosse, una attribuita al Gruppo dell’Etna, l’altra alla cerchia del Pittore di Lipari.
Le tombe a gradoni: un mistero ancora aperto
Tra i ritrovamenti più suggestivi spiccano le cosiddette tombe a gradoni di pietra, un tipo di sepoltura monumentale che testimonia il rango elevato dei defunti. Realizzate con grande perizia costruttiva, queste tombe si sviluppano a piramide o a piattaforme sovrapposte, richiamando modelli ellenistici diffusi nel Mediterraneo.

Il loro significato simbolico resta in parte enigmatico, ma la complessità delle strutture e la qualità dei materiali suggeriscono una connessione con culti e famiglie di rango aristocratico.
I sarcofagi “a naìskos”: l’influenza alessandrina
La bellezza della necropoli ellenistica di Cefalù non risiede solo nell’imponenza delle tombe a gradoni, ma anche negli oggetti e nei reperti che esse hanno restituito. A ovest della necropoli principale, sono stati rinvenuti due splendidi sarcofagi litici del tipo “a naìskos”, con tetto a doppio spiovente e frontoni triangolari decorati da colonnine ioniche e fregi dorici. Databili al II secolo a.C., questi esemplari riflettono un gusto artistico affine a quello dell’Alessandria ellenistica, confermando i legami culturali tra la Sicilia e le grandi città del Mediterraneo orientale.
I corredi funerari
I corredi rinvenuti nelle tombe — lucerne, unguentari, vasetti a vernice nera e acromi, monete di bronzo — appartengono alla tipologia comune nelle necropoli siciliane del periodo, ma si distinguono per la finezza di alcune terrecotte figurate. Tra queste spiccano statuette femminili “tanegrine”, delicate danzatrici in movimento e persino una bambolina con arti snodabili, piccoli capolavori di arte quotidiana che raccontano la sensibilità e il gusto estetico dell’epoca.
Così, attraverso le sue tombe monumentali e i reperti emersi dal sottosuolo, Cefalù rivela la propria essenza più profonda: un crocevia del Mediterraneo in cui, allora come oggi, si mescolavano influssi greci, punici, arabi e medievali, dando forma a una città dalla storia stratificata e sorprendentemente viva.























