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Il risveglio delle coscienze con Rino Gaetano interpretato da Alessio Vassallo

Con lo spettacolo “E cantava le canzoni – L'arte è la vita di Rino Gaetano”, replicato a Palermo dopo l’ultimo sold out, l’attore palermitano ha portato sul palco il messaggio del cantautore

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Quando viene meno la possibilità di combattere una battaglia sociale con le armi, una battaglia che parli di ribellione contro tutto ciò che la collettività ci impone come preordinato, lineare e apparentemente rassicurante, interviene la musica a destarci. Lo fa attraverso canzoni che attraversano le coscienze e che, nel momento stesso in cui lo fanno, hanno già compiuto la loro missione. È ormai troppo tardi per fuggire o per rifiutarle: mentre ci fanno ballare e cantare i loro ritornelli, hanno già innescato il cambiamento.

È così che lavorava Rino Gaetano, nella gioia solo apparente di canzoni leggere, capaci però di colpire con precisione il cuore e la mente di chi le ascoltava. Ed è con la stessa consapevolezza che Alessio Vassallo è riuscito a trasporre nella terza dimensione del teatro e della musica l’intera esistenza – e si potrebbe dire anche la missione – di Rino Gaetano.

Lo spettacolo “E cantava le canzoni” a Palermo

Lo spettacolo andato in scena ieri sera al Teatro Montevergini di Palermo, replicato a causa del sold out, con Vassallo voce narrante in prima persona e interprete canoro insieme a Lorenzo Mancarella nella performance E cantava le canzoni – L’arte è la vita di Rino Gaetano, scritta da Paola Pizzo, ha regalato al pubblico emozioni che andavano ben oltre il semplice racconto biografico. Perché quando l’arte si trasforma in riflessione, amara o gioiosa che sia, ha assolto pienamente al proprio compito, diventando parte attiva nella costruzione del pensiero e della consapevolezza collettiva.

Una consapevolezza che troppo spesso smarriamo, sepolta tra un’immagine e l’altra dell’infinito mondo del sonnambulismo social, che ci catapulta in una sorta di anestesia dei ricordi e delle emozioni, privandoli del loro sapore e del loro rumore.

Un rumore che qui viene ritrovato nella potenza rivoluzionaria di un linguaggio capace di introdurre, per la prima volta nella storia della canzone italiana, il termine “sesso” all’interno di una strofa di una canzone apparentemente innocua come Gianna. Una canzone che racconta cieli blu capaci di illuminare la miseria umana, senza distinzione di ceto sociale, età o conto in banca. Un cielo che appartiene a tutti, così come la capacità di parlare, di opporsi a un sistema al quale siamo talmente abituati da finire per considerarlo normale.

E invece no, non è normale. Lo diventa soltanto nelle nostre menti martellate dal qualunquismo, che ci trasforma in leoni da tastiera immersi nel buio delle nostre vite. Il messaggio di Rino Gaetano è esattamente l’opposto: la verità va raccontata alla luce, su un palcoscenico, senza paura, con il sorriso sulle labbra e un’infinita voglia di libertà, di parità e di giustizia sociale.

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Per questo Rino è ancora tra noi, e il suo messaggio continuerà a essere un esempio vivo e necessario per tutti.

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