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L’eredità del fotoreporter Nicola Scafidi in mostra a Palermo

A cent’anni dalla nascita, Palermo celebra il fotoreporter de L’Ora con un’esposizione che ripercorre la storia della Sicilia attraverso sguardi, gesti e momenti diventati icone del Novecento

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Decenni su decenni di storia siciliana del Novecento, raccontati per immagini in bianco e nero, quelle destinate soprattutto ai quotidiani, quando la rivoluzione del colore, arrivata con il digitale, non si immaginava nemmeno. Fotografie scattate con piglio da fotoreporter: mai aggressivo, però. Romantico, piuttosto. Immortalava così la realtà Nicola Scafidi, artigiano e artista del foto-reportage a cui è stata dedicata una mostra a a Palermo.

L’esposizione è stata inaugurata il 1° dicembre ed è in programma fino alla conclusione delle festività natalizie, allestita per il centenario della nascita del foto-reporter nei locali della Biblioteca dell’Ars, prestigioso spazio di architettura medievale situato sotto la Torre Pisana del Palazzo Reale

La storia di Nicola Scafidi

La carriera di Nicola Scafidi parte dalla Sicilia e da Palermo, dove nacque nel 1925 e morì nel 2004. Il fotografo ha raccontato, prima con la sua Rolleiflex a pozzetto con pellicola 6×6 e poi con una più aggiornata Nikon 35millimetri, vicende e persone che ne hanno incarnato speranze e gioie, difficoltà e nefandezze. Un patrimonio culturale, quello scaturito dalla sua attività di fotografo, quantificato in più di un milione di negativi, molti dei quali sviluppati e pubblicati anche da prestigiose testate sia italiane come L’Espresso, Epoca e l’Europeo, sia internazionali, dal New York Times a Time International, da Der Spiegel a Paris Match.

Scafidi fu però anzitutto il fotografo ufficiale del quotidiano L’Ora, cuore pulsante della cronaca coraggiosa e di denuncia. Un patrimonio visuale, quello che ha lasciato, attraverso cui la Sicilia viene mostrata lungo una complessa ragnatela narrativa: vicende politiche, con relativi personaggi; eventi decisivi e drammatici, come lo sbarco degli americani in Sicilia, la strage di Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano, il caso Mattei e l’omicidio Tandoj, il sacco di Palermo e la scomparsa di Mauro de Mauro, passando per i drammatici fermo-immagine del terremoto del Belice. Ma anche fotografie sul folklore siciliano e sulla vita di ogni giorno di un capoluogo e di una regione che stentarono molto nel dopoguerra e guardarono al futuro con più serenità e altrettanta illusione negli anni ’60. A tutto questo si aggiungono i ritratti di grandi attori colti dentro i set di diverse importanti produzioni cinematografiche. 

La mostra a Palazzo Reale

In virtù di questa mole di emozionante materiale, l’opera di selezione per le ormai tante mostre post-mortem a lui dedicate è sempre stata molto complessa. È stato così anche per l’esposizione del centenario della nascita, che è visitabile su prenotazione. Essa si compone di 6 sezioni tematiche: Bambini, Uomini, Donne, Cinema, Terremoto e Politica. Venticinque scatti, a fronte dei sessanta contenuti nel catalogo.

Una carrellata dalla quale risalta l’abilità di Nicola Scafidi nel catturare l’essenza dei soggetti in un periodo storico molto complesso, dal dopoguerra siciliano a tutti gli anni ’90. Un racconto della vita, a partire da quella delle persone comuni. E con uno sguardo sensibile su quella delle più umili e sventurate. 

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L'eredità del fotoreporter Nicola Scafidi in mostra a Palermo - Be Sicily Mag - bambino a Trappeto nel 1955
Bambino a Trappeto nel 1955

Le parole della figlia di Nicola Scafidi

“Quello con mio papà – ha ricordato la figlia Angela Scafidi, fotografa, durante l’inaugurazione – è un legame indissolubile, composto da miriadi di ricordi legati al suo carattere determinato e sensibile. Tante volte ho lavorato su sua commissione, ma la prima non la dimentico perché si lega a uno degli eventi più dolorosi per Palermo: i funerali del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta, svoltisi in un clima di grande rabbia e tensione. Mia madre aveva raccomandato a mio padre di non coinvolgermi dentro quella calca pericolosa, ma io ero già dentro il ruolo. Servivano fotografie anche della folla rimasta fuori dalla Chiesa di Santa Luisa di Marillac, mentre mio padre scattava le sue foto dentro. Mi arrampicai sopra una vicina fontana per avere una visuale più completa e fu inevitabile essere ripresa dalle telecamere della TV. Ciò che in pratica avrebbe fatto mio padre. Una volta tornata a casa, mia mamma, che aveva seguito la diretta televisiva, era sconvolta anche per avermi riconosciuto in quella situazione pericolosa, ma mio padre la placò subito. Andai subito in studio per sviluppare i negativi e stampare le foto da inviare ai quotidiani”. 

Il rapporto con la politica e il cinema

Nicola Scafidi fu per anni anche il fotografo ufficiale dell’Assemblea regionale. Non a caso nella mostra dei suoi 100 anni si riconoscono esponenti della politica siciliana e nazionale come Giuseppe Alessi, primo presidente della regione dal 1947 al 1949 e Giuseppe La Loggia, uno dei padri dello Statuto Siciliano; l’imprenditore Enrico Mattei nel periodo in cui portava avanti con la determinazione che gli costò la vita il sogno di rendere l’Italia indipendente dalle grandi compagnie petrolifere internazionali che controllavano il mercato dell’energia; e i presidenti della Repubblica in visita all’Assemblea Regionale siciliana: Antonio Segni, Giovanni Gronchi e in particolare Sandro Pertini, sorridente con pipa al fianco del presidente della Regione Piersanti Mattarella, nell’estate del 1979, sei mesi prima dell’inquietante omicidio di quest’ultimo. 

Il presidente della Repubblica Sandro Pertini e il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella
Il presidente della Repubblica Sandro Pertini e il presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella

Società e politica. E tanto cinema, con ritratti sorridenti o pensosi di star affermate o in ascesa, tra registi e attori. Nella mostra di Palazzo Reale c’è il viso scavato di Pier Paolo Pasolini sul set de I Racconti di Canterbury, quello intenso di Anna Magnani mentre lavora nel film Vulcano nell’omonima isola delle Eolie e nelle stesse settimane in cui Roberto Rossellini, che la aveva appena lasciata, girava il suo ‘Stromboli, terra di Dio’ con la nuova fiamma Ingrid Bergman; e, ancora, una Claudia Cardinale al top dell’avvenenza, ripresa con gli occhiali scuri a Villa Igiea e Alain Delon  con gli abiti di scena de Il Gattopardo di Luchino Visconti, tra i cui set Nicola Scafidi riuscì a fotografare senza incorrere nelle sfuriate del grande cineasta milanese: “Potè farlo grazie alla mediazione dell’allora direttore de L’Ora Vittorio Nisticò, che era amico del regista”, racconta Angela Scafidi, curatrice della mostra.

Alain Delon sul set de Il Gattopardo
Alain Delon sul set de Il Gattopardo

Alcune foto della mostra fissano volti e abiti eleganti di signore a prime del Teatro Massimo, così come espressioni contestatarie e disinibite di giovani durante grandi raduni musicali allo stadio della Favorita. Alcune riguardano personaggi ancora poco noti ma destinati alla fama. Si riconosce a stento, per esempio, una Loredana Bertè bionda platino e in minigonna che balla scatenata al Palermo Pop’70, evento che il 3 settembre di quell’anno fece registrare 80mila spettatori tra prato e gradinate, con l’esibizione, tra tanti artisti di calibro, anche di una superstar come Aretha Franklin e di cantanti dallo spiccato gusto per la provocazione. Uno di questi – riportano le cronache di quei giorni – fu il britannico Arthur Brown, che mentre si esibiva con il suo brano ‘Fire’ pensò bene di denudarsi completamente sul palco, beccandosi 4 giorni di galera all’Ucciardone per atti osceni in luogo pubblico, con l’ulteriore divieto di tornare in Sicilia per il resto della sua vita. 

Claudia Cardinale a Villa Igiea nel 1962
Claudia Cardinale a Villa Igiea nel 1962

“I ritratti di Nicola Scafidi hanno un’anima”, disse il giornalista e scrittore palermitano Mario Genco. Concetto confermato anni dopo dal collega catanese Alberto Stabile, inviato di Repubblica recentemente scomparso: “Una foto di Scafidi rappresenta un editoriale”. La mostra di Palazzo Reale ne dà prova, discostandosi dalla retorica del solo ricordo. E contribuendo invece a costruire memoria: ineludibile strumento di comprensione del mondo.

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