Michela Giuffrida
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Giornalista professionista, “salta” dalla televisione, alla carta stampata al web con grande agilità. Folgorata sulla via del giornalismo enogastronomico, è diventata Sommelier con la Fondazione Italiana Sommelier. Dopo un Master all’Università Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma di Cerimonialista professionista. Insegna Comunicazione e storytelling e recentemente è entrata nella squadra di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche. Tra le sue tante passioni quella della politica che l’ha portata a Bruxelles come eurodeputato. Per i suoi meriti professionali, il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Cavaliere della Repubblica.

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L’Etna e il popolo siciliano nello sguardo di Fosco Maraini: inaugurata la mostra a Catania

La mostra “NEVEFUOCOGHIACCIOZOLFOLAVA” riporta alla luce le fotografie e il documentario “Etna Mareneve” di Fosco Maraini, testimonianza dell’eruzione del 1950-51

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“La Sicilia fu per Fosco Maraini un colpo di fulmine. Vi giunse per far visita alla sua amata Topazia (Alliata di Salaparuta, principessa di Villafranca, poi divenuta sua moglie) e insieme a lei quella geografia di meraviglie gli entrò nella vita”. Comincia così il capitolo che la ricercatrice Rossella Paternò dedica a “Etna Mareneve”, il documentario che l’antropologo, fotografo, scrittore e alpinista, girò per la Solaria Film tra l’Etna e i Faraglioni di Acitrezza

Il documentario, recuperato e restaurato, che rappresenta una preziosa testimonianza di scenari e paesaggi degli anni ‘50 del secolo scorso, è stato presentato a Palazzo Biscari di Catania in occasione dell’anteprima della mostra “NEVEFUOCOGHIACCIOZOLFOLAVA” che il 9 dicembre ha aperto i battenti nella Sala Parlatorio di Palazzo Platamone, in via Vittorio Emanuele II n. 123 a Catania, e che sarà visitabile fino al 6 gennaio. 

La mostra, organizzata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e curata da Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’INGV, Mario Mattia, primo tecnologo dell’Osservatorio Etneo di Catania, e Maria Donata Napoli, docente dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, raccoglie cinquanta fotografie di Fosco Maraini, realizzate durante l’eruzione dell’Etna del 1950-51.

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Gli scatti dell’Etna di Fosco Maraini 

Quello di Fosco Maraini è un racconto visivo potentissimo, che appartiene all’epoca in cui la fotografia era il primo vero linguaggio di massa, quando a trasmettere emozioni non era la televisione ma l’immagine impressa sulla pellicola. Riviste come Life avevano già trasformato il fotoreportage in una forma di narrazione autonoma, capace di restituire al lettore non solo ciò che accadeva ma il modo in cui un uomo lo guardava. 

In “NEVEFUOCOGHIACCIOZOLFOLAVA”, caratteri maiuscoli e parole sincopate che trasmettono tutto il pathos della violenta eruzione che rischiò di cancellare centri abitati come Milo e Fornazzo, il Vulcano non è mai il solo protagonista. L’Etna è lì, immenso e inquieto, ma a occupare la scena ci sono anche i volti di chi abita ‘a Muntagna, di chi guarda avanzare la lava verso le abitazioni, di chi porta una croce in processione cercando di fermare il fiume di fuoco. È un evento naturale che diventa storia collettiva.

Scorrendo le cinquanta fotografie in bianco e nero, esposte su pannelli bianchi tutti uguali, emerge un doppio racconto. Da un lato l’avanzare della lava, le colate che minacciarono Milo e Fornazzo, la capacità della gente di reagire a un evento che avrebbe potuto cancellare interi paesi. Dall’altro la dimensione umana: i gesti semplici, gli abiti essenziali, gli sguardi rivolti verso il santo patrono nella speranza di protezione, i preparativi per l’evacuazione, la fiducia ostinata nel ritorno alla normalità.

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Maraini coglie tutto questo senza mai trasformare i suoi soggetti in vittime o eroi; li restituisce nella loro naturalezza, come parte integrante di un paesaggio culturale tanto quanto il vulcano che li sovrasta. Per lui, che ogni giorno saliva sul Vulcano con la sua macchina fotografica, l’Etna era paragonabile alla Groenlandia: un continente, un mondo a sé, fatto di gelo e fuoco, di zolfo e silenzi. 

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Il documentario

Lo stesso documentario, “Etna Mareneve”, segue questa linea: stupore, rigore, curiosità. Il film introduce lo spettatore a un vulcano fatto di contrasti, in cui l’orrore e la meraviglia convivono nello stesso spettacolo naturale. Fu proprio l’eruzione del 1950 ad attirare sull’Etna i primi flussi di turismo organizzato. E proprio per questo, chiedendo fondi alla Regione per finanziarlo, Maraini volle realizzare un documentario che potesse raccontare l’Etna come risorsa, come attrazione turistica.

Lui, esperto alpinista, aveva ben chiaro che qui non si non poteva competere con le piste del Nord, ma si doveva sfruttare un particolare quasi unico al mondo: in auto, nel giro di un’ora, si poteva passare dalla neve al mare, dagli sci di legno alla pesca subacquea. Così, proprio negli anni in cui la Panaria Film girava documentari a Stromboli, tra riprese subacquee e i vulcani, Maraini fondò la Solaria Film con cui realizzò Etna Mareneve, che custodisce molte immagini di luoghi che non esistono più come il vecchio Osservatorio dell’Etna, distrutto dalla lava nel 1971.

Mentre Catania, negli anni 50 del secolo scorso, era una città sospesa fra ambizioni moderne e antiche inerzie, pigra e indolente, ma destinataria di una improvvisa ricchezza e da un fermento urbanistico che ne ridisegnò l’immagine, Maraini raccontava l’Etna, immobile nel suo ritmo millenario, osservando dall’alto la dimensione surreale di quello che amava definire “tempo fermo”. 

Il catalogo della mostra

Complementare all’esperienza della visita è il bel catalogo della mostra, firmato da Fabio Florindo, presidente nazionale dell’Ingv, Stefano Branca, Francesco Paolo Campione, Rossella Paternò, Marco Albino Ferrari, Maria Donata Napoli, Mauro Mattia, Paolo Sessa e con la prefazione di Dacia Maraini, figlia di Fosco.

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