Gino Morabito
Gino Morabito
Communication manager, scrittore, giornalista, content editor. Quattro libri pubblicati, di cui un romanzo. Professionista della comunicazione e ufficio stampa di talent ed eventi di caratura nazionale, collabora con La Sicilia e col Quotidiano di Sicilia firmando le pagine di cultura e spettacolo

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Rauol Bova: “Per la Sicilia provo amore e conflitto, professionalmente sono nato qui”

L'attore, pronto a tornare sul piccolo schermo con “Don Matteo” a gennaio, racconta il suo rapporto con la Sicilia, che lo ha accolto per diversi set

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Il destino di campione di nuoto si è infranto sotto il peso delle aspettative. Ha fatto i conti con la sua bellezza e con un crollo psicologico durante il primo provino importante. La rabbia, lo sfogo, la liberazione. Un carico di umanità davanti al quale non si può restare indifferenti e Raoul Bova diventa artefice del proprio successo. Da lì una carriera in continua ascesa, passando per il sogno americano e la popolarità in Italia, dov’è in assoluto uno dei volti più amati del piccolo e del grande schermo. L’attore torna ora a indossare i panni di don Massimo per la nuova stagione di “Don Matteo”. Dall’8 gennaio 2026 in prima serata su Rai 1 andrà in onda la serie giunta alla sua quindicesima edizione.

Raoul Bova racconta Don Matteo

Nel cast, con il celebre attore e regista romano, il maresciallo Cecchini, Natalina, Pippo e tutti gli altri personaggi che – tra riconferme e novità – ruotano attorno all’amata caserma di Spoleto. “Don Massimo è ormai entrato nell’affetto della gente del posto. Insegna catechismo ai bambini, religione a scuola e si trova a confronto con una sorella imprevedibile che ha imparato a conoscere. In questa nuova edizione, entreranno a far parte della famiglia di Don Matteo anche Diletta Leotta e Valeria Fabrizi”, anticipa Raoul Bova a BE Sicily Mag. Uno dei pilastri portanti della serie è indubbiamente il siciliano Nino Frassica. “Nino è insostituibile, con lui ci capiamo al volo. C’è un rapporto di grande affetto, complicità e un profondo rispetto reciproco”.

La passione per il mare

Restando al Sud, Raoul Bova ha seguito le regole dell’acqua fino a Castellammare di Stabia. Siamo agli inizi degli anni Novanta. “Il mare mi ha accompagnato nella prima esperienza da protagonista, e per questo non smetterò mai di ringraziare Stefano Reali che ha creduto in me affidandomi il ruolo di Giuliano Amitrano nella fiction sui fratelli Abbagnale. Da lì è partito tutto”.

Cosa riesce ad avvistare dalla prua o, se preferisce, dalla sua personale finestra di fronte? “Osservo il mondo, le persone, quel desiderio incontrollato di voler a tutti i costi indirizzare il nostro cammino, con il risultato di snaturarci. Ed è incredibile come poi la vita raddrizzi il tiro, tracciando una linea invisibile che seguiamo inconsapevolmente e che ci riporta alla nostra essenza”.

Il rapporto con la Sicilia

Alle origini del successo di Raul Bova, film come “Palermo Milano solo andata” e “La piovra 7” raccontano di un legame tangibile con una terra alla luce del sole e con drammatiche zone d’ombra. “Professionalmente sono nato qua. Provo per la Sicilia un senso di appartenenza. Di amore e, allo stesso tempo, di conflitto con l’ingiustizia per quello che ha rappresentato il cancro della mafia. Un male che, però, abbiamo combattuto ed è stato debellato grazie al sacrificio di altri siciliani, eroi della nostra società civile”. Un gesto che non è stato vano. “È stato un passo verso quel miglioramento ancora in atto, portando alla creazione di una nuova coscienza. Improntata alla giustizia, alla legalità e a un futuro di speranza”.

Leggi anche:  Il David di Donatello parla siciliano: alla conduzione anche Nino Frassica

La cronaca tuttavia riferisce tragicamente di casi di femminicidio e di continue violenze perpetrate sulle donne e sui più deboli. Ha provato a mettersi nei panni di chi subisce la perdita? “Ammiro quei genitori che hanno la forza di perdonare, pur sapendo ciò che hanno perso e che non riavranno mai più, invece che accanirsi contro chi ha sbagliato. La vita è sacra, anche quella del più feroce degli assassini, e va salvata”. L’odio, il rancore non sono un deterrente efficace. Talvolta la risposta si trova nel silenzio. “Ho avuto la possibilità di crescere restando in silenzio ad ascoltare, mantenendo quella sana educazione che mi è stata impartita e soprattutto il rispetto”.

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La sfida più difficile è rimanere sé stessi? “Ti mettono a dura prova. La vita ti porta a commettere degli errori e, se non perdi te stesso, sei riuscito a lasciare qualcosa”. Cosa? “Ho cercato nella gentilezza di ritrovare me stesso. Ed è quello che mi auguro di ricevere dagli altri”.

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