Con l’approssimarsi del Natale, fervono i preparativi. Tra le corse ai regali per le persone a noi più care, tavole sfarzose, allestimenti di presepi e alberi e giocate a carte, la cucina siciliana ricopre un ruolo principale per rendere l’atmosfera ancora più festosa e conviviale. Non può che essere questa l’occasione per provare o riscoprire i sapori e i profumi di casa di un tempo, ad esempio con un dolce che riunisce la famiglia: la collorella (cudduredda in dialetto).
La collorella, dolce di Caltagirone
A Caltagirone, in provincia di Catania, tra le tante ricette dolciarie per antonomasia c’è quella della collorella, molto simile ad un biscotto e completamente diverso dal classico buccellato. È fatto principalmente con il ripieno di mandorle tritate, oppure di vino cotto o con il miele. Un dolce risalente a centinaia di anni che vedeva le donne riunirsi la sera prima per la preparazione dell’impasto e del ripieno (tritando finemente le mandorle con l’aggiunta di sottilissime scorzette di arancia, oppure la semola con il vino cotto o il miele). Il giorno seguente ciascuna aveva un suo preciso compito: chi stendeva la pasta, un’altra tagliava lunghe strisce di pasta, chi predisponeva il ripieno e, una volta chiuse nella loro forma ad anello, qualcuna le rifiniva con piccole increspature (i pizzichi o pizzicata in dialetto) attraverso una pinzetta dentellata che abbellisce ancora di più questi deliziosi dolci, ricoprendoli di diavolini colorati prima di mettere le teglie in forno.
Altrettanta cura veniva riposta nella cottura delle collorelle, che devono essere leggermente dorate in modo da mantenere la giusta friabilità della pasta e del ripieno. Anticamente, quando ancora non esistevano i forni e le moderne cucine a metano, nelle famiglie numerose si usava portare le teglie nei panifici. Il forno a legna dava a questo dolce una fragranza e un sapore buonissimi. Una volta uscite dal forno a legna nelle case si sprigionava quel buon profumo da invogliare chiunque ad assaggiarle, nonostante il rischio di scottarsi.
La buona riuscita delle collorelle, ma soprattutto la loro bontà, ripagava abbondantemente le lunghe ore di lavoro che impegnavano le donne nella loro preparazione. E che dire dell’attesa di ciascun commensale di poter mangiare una collorella dopo i pasti, o di qualche parente o amico che viene a trovarci in casa che desidera assaggiarne una e magari fare un paragone con altre. Questi dolci infatti sono vere e proprie creazioni artistiche, perché ci si sbizzarrisce a dargli le forme più strane, creando quasi dei capolavori: belli da vedere e buonissimi da mangiare.
Una tradizione dolciaria in giro per il mondo
Oggi i tempi sono cambiati: poche famiglie continuano a perpetuare quest’antica tradizione, mentre altre preferiscono acquistarle nei bar, nelle pasticcerie o nei panifici. Questi ultimi anticipano la loro realizzazione di alcuni mesi e con dei packaging che richiamano i motivi e i decori siciliani, dai colori vivaci, portando così le collorelle in tutto il mondo. Questo però non è solo un dolce tipico, ma è anche l’occasione per ritrovarsi con familiari e amici, che evoca i ricordi di un tempo e la riscoperta di antichi sapori.
La ricetta della collorella
Per l’impasto:
- 1 kg di farina 00
- 250 gr di strutto
- 200 gr di zucchero
- acqua q.b.
Per il ripieno di mandorle
- 1 kg di mandorle tritate finemente
- 800 gr di zucchero
- 4-5 uova intere
- scorze di arancia e limone grattugiate
- 1 cucchiaino di cannella
- 2 bustine di vanillina
Preparazione
Per l’impasto disponete la farina sul piano di lavoro creando una fontana, al centro aggiungete lo strutto e lo zucchero lavorandoli con la punta delle dita, incorporate poca acqua alla volta sino ad ottenere un impasto omogeneo e liscio. Mettetelo in una ciotola e copritelo con un piattino e uno strofinaccio lasciandolo riposare tutta la notte.
Mettete le mandorle finemente tritata in un recipiente e aggiungete lo zucchero, la cannella, la vanillina, le scorze di agrumi grattuggiate e le uova. Mescolate il composto sino a farlo addensare facendolo riposare tutta la notte.
Il giorno seguente riprendete la pasta e stendetela con il mattarello o la macchinetta elettrica fino ad ottenere delle strisce spesse pochi millimetri. Disponete su queste ultime il ripieno avvolgendolo con la stessa pasta e chiudetele ad anello. Con dei pizzichi piccoli create delle increspature sulle collorelle e dopo averle disposte nella teglia sulla carta da forno aggiungete i diavolini, lasciate cuocere a 150° per 8-10 minuti e sfornatele non appena inizia la doratura.



















