Michela Giuffrida
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Giornalista professionista, “salta” dalla televisione, alla carta stampata al web con grande agilità. Folgorata sulla via del giornalismo enogastronomico, è diventata Sommelier con la Fondazione Italiana Sommelier. Dopo un Master all’Università Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma di Cerimonialista professionista. Insegna Comunicazione e storytelling e recentemente è entrata nella squadra di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche. Tra le sue tante passioni quella della politica che l’ha portata a Bruxelles come eurodeputato. Per i suoi meriti professionali, il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Cavaliere della Repubblica.

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Le Winter Masterclass di cantine Gambino concluse con tre sold out tra vini, piatti e territorio

Le tre masterclass hanno avuto come fil rouge un viaggio lungo 50 anni

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Giornalista professionista, “salta” dalla televisione, alla carta stampata al web con grande agilità. Folgorata sulla via del giornalismo enogastronomico, è diventata Sommelier con la Fondazione Italiana Sommelier. Dopo un Master all’Università Sapienza di Roma, ha conseguito il diploma di Cerimonialista professionista. Insegna Comunicazione e storytelling e recentemente è entrata nella squadra di Ferpi, la Federazione Relazioni Pubbliche. Tra le sue tante passioni quella della politica che l’ha portata a Bruxelles come eurodeputato. Per i suoi meriti professionali, il presidente Giorgio Napolitano l’ha nominata Cavaliere della Repubblica.
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Cinquant’anni di passione, una coppia che ha saputo trasfondere nel vino i valori di una vita insieme. All’inizio, nel 1978, era solo una piccola proprietà agricola sull’Etna, quella acquistata da Vittorio Raciti che, pian piano, comincia ad unire appezzamenti acquistati da proprietari diversi, convertendo svariate coltivazioni in filari di vite e condivide la sua passione con la moglie, Maria Gambino, alla quale dedica un piccolo regno che cresce e ognuna delle etichette che, nel tempo, cominciano a moltiplicarsi. Oggi, la Gambino Wines può contare su 25 ettari di estensione e l’azienda è uno dei migliori esempi di vigneti coltivati ad alta quota dell’Etna.

Con la stessa passione, Vittorio, Maria Grazia, Filadelfo e Francesco Raciti Gambino, oggi producono etichette d’eccellenza, da Grillo, Cabernet e Nero d’Avola, coltivati nella zona di Caltanissetta, e da Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Cataratto e Carricante, vitigni autoctoni su territori del Vulcano. Anche quest’anno la cantina Gambino ha scelto di “raccontarsi”, con tre Winter Masterclass, eventi tutti andati sold out, in un percorso tra vini, piatti e territorio. Un filo narrativo che ha attraversato la storia dell’azienda e la geografia dei suoi vigneti, tre domeniche consecutive, concluse il 21 dicembre, che hanno scandito tempo, vitigni ed etichette accompagnate da cucina d’autore.

“Radici Etna Heritage”

“Radici Etna Heritage”, ha proposto una verticale di Tifeo Etna bianco e Petto Dragone Etna rosso, annate storiche che raccontano il lavoro e le scelte della famiglia negli ultimi cinquant’anni. Il menù curato da Elia Russo, executive chef del ristorante 12 Fontane del Villa Neri Etna resort, ha accompagnato la degustazione senza sovrapporsi, offrendo piatti pensati per dialogare con le caratteristiche dei vini e con il territorio che li genera.

“Sicilia Terra di Luce”

“Sicilia Terra di Luce”, nella domenica successiva, ha spostato l’attenzione sulla Sicilia centrale, nelle vigne di Riesi scelte dalla famiglia Gambino oltre vent’anni fa. Qui Feu d’O Sicilia Grillo, Duvanera Sicilia Nero d’Avola e Alicante Cabernet Sauvignon hanno raccontato le differenze tra annate e la costanza di un lavoro di selezione e cura dei vigneti. I piatti preparati da Vittorio Caruso, della Locanda Quinto Arco di Zafferana), con Martina Grasso e Lina Castorina di Osteria 4 Archi a Milo, hanno seguito la stessa logica: esaltare la materia prima, rispettare la stagionalità, camminare sul solco tracciato dal vino.

“Perlage Collection”

Il gran finale, l’ambitissima “Perlage Collection”, ha avuto protagoniste le bollicine dell’Etna, in una raffinatissima verticale storica di “Maria Gambino” Metodo classico Extra brut, che ha portato nei calici i primi “esperimenti” del 2013 fino alle sboccature più recenti, a 60 e 80 mesi, mostrando come l’attesa e la pazienza siano componenti fondamentali anche nei sempre più apprezzati spumanti dell’Etna. Il menù, firmato da Giovanni Santoro, chef una stella Michelin dello Shalai di Linguaglossa, e la pasticceria di Vincenzo Abagnale, pastry chef del Four Season San Domenico di Taormina, hanno completato un percorso sensoriale d’eccezione, concluso con “intruso” di livello, il Josephine rouge di Marco De Bartoli, in perfetto pairing con il Mont Black, epilogo dolce firmato Abagnale.

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L’iniziativa

Non una degustazione tecnica fine a sé stessa, quella condotta con la solita perizia da Federica Milazzo, miglior sommelier di Sicilia 2022 ed event manager, affiancata dagli enologi Salvatore Rizzuto e Vito Giovinco, ma una occasione per raccontare le scelte della cantina, la geografia dei vigneti, la storia di ogni singolo vino, con un approccio semplice e concreto, che in ogni passaggio ha messo in evidenza il legame tra territorio e produzione, tra lavoro in vigna e in cantina, tra esperienza e risultato.

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Veste inedita ed esperimento riuscito, per le masterclass winter edition che, dopo i “Wines on Sunset. La Dolce Vita sull’Etna”, hanno riportato appassionati di vino, cibo e natura sulla terrazza panoramica a 800 metri di altezza di Contrada Petto Dragone, a Linguaglossa, dove lo sguardo spazia dal Vulcano a Taormina. Il viaggio lungo 50 anni, fil rouge delle masterclass, è compiuto ma l’accoglienza enoturistica nella cantina scavata nella roccia vulcanica, a undici metri sotto il livello del suolo, continua ogni giorno.

E nuove iniziative sono già in cantiere.

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