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L’allarme di Libera: “la Sicilia è tra le regioni più corrotte d’Italia”

Terza per numero d'inchieste, l'Isola sembra essere vittima di un sistema di malaffare

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La fotografia scattata da Libera in occasione della Giornata Internazionale contro la Corruzione restituisce un quadro critico che coinvolge anche la Sicilia. Nel 2025 l’Isola risulta tra le regioni più interessate dalle inchieste censite dall’associazione con ben 98 persone indagate. Il fenomeno si inserisce in una dinamica nazionale che vede aumentare in maniera significativa i casi di corruzione e concussione. Le procure siciliane, da Palermo a Catania passando per le province, figurano tra gli uffici giudiziari maggiormente attivi nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione.

La Sicilia e le inchieste

Secondo il monitoraggio di Libera, la Sicilia registra nel 2025 undici inchieste che coinvolgono amministratori locali, funzionari pubblici, professionisti e imprenditori, delineando un quadro eterogeneo di illeciti. Le indagini riguardano, tra le altre cose, appalti pubblici, gestione dei rifiuti, sanità, edilizia, concorsi universitari e casi di voto di scambio politico-mafioso. Le procure siciliane figurano tra le 49 attivate sul territorio nazionale, segno di un’attenzione costante rispetto a fenomeni che restano profondamente radicati.

Con questi dati, l’Isola si colloca al terzo posto in Italia per numero di inchieste. Le dinamiche emerse confermano un sistema corruttivo spesso articolato, in cui ruoli chiave vengono ricoperti da dirigenti, faccendieri o esponenti legati a reti criminali: la sua diffusione continua a rappresentare un ostacolo per la qualità dei servizi pubblici e per la fiducia delle comunità locali. In prima posizione, c’è la Campania, con 18 inchieste, seguita dal Lazio con 12, mentre la prima regione del Nord Italia è la Lombardia, con 10.

La normalizzazione della corruzione

Il focus sulla Sicilia si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da una crescita significativa delle inchieste, passate da 48 nel 2024 a 96 nel 2025. Questa tendenza, spiega Libera, alimenta una percezione di “normalizzazione della corruzione“, percepita sempre più come parte strutturale della vita amministrativa ed economica. Per contrastare tale fenomeno, l’associazione richiama la necessità di rafforzare strumenti di prevenzione, trasparenza e controllo, anche attraverso un maggiore coinvolgimento della cittadinanza attiva.

Le proposte includono interventi sul lobbying, sulla regolazione dei conflitti di interesse, sui finanziamenti politici e sulla promozione del whistleblowing. Per un territorio come la Sicilia, storicamente fragile sul fronte della legalità, tali azioni assumono un valore strategico. La lotta alla corruzione, osserva Libera, richiede un impegno condiviso tra istituzioni, società civile e comunità locali per tutelare i beni comuni e ridurre gli spazi di infiltrazione criminale.

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