Sessant’anni fa, l’8 dicembre, si concludeva il Concilio Vaticano II, definito “l’evento religioso più significativo del XX secolo”. In questa ricorrenza, la solennità dell’Immacolata torna a ricordare la centralità di Maria come icona del credente e della Chiesa: lo ricorda Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, che in occasione della messa dell’Immacolata, ha parlato non solo dell’importanza della madre di Gesù, ma anche dello stato del cristianesimo contemporaneo, con i fedeli che stanno dimenticando l’esistenza del peccato e della fede.
Lorefice e la figura di Maria, icona del cristianesimo
Il discorso ripercorre il significato dell’Immacolata come “icona del cristiano e della Chiesa”, inserita nel cuore della Lumen gentium. Maria diventa segno della fede che accoglie Dio e vince il peccato, richiamata dalle parole di San Bernardo: “Apri, Vergine beata, il cuore alla fede”. L’Immacolata ricorda che la grazia è una chiamata alla gioia: “Rallegrati, piena di grazia”.
Al tempo stesso, denuncia la perdita del senso del peccato e l’asservimento agli idoli moderni: “successo, soldi, sesso sfrenato”. Invita a riscoprire che “la grazia può tutto”, liberando dall’inganno del male. E approda a un appello sociale: vincere corruzione, violenza – “soprattutto sulle donne” – indifferenza e ingiustizie, per costruire comunità più giuste, solidali e spiritualmente vive.
La perdita del senso del peccato
Il testo denuncia come oggi si sia “perso il senso del peccato”, ma non le sue ferite nelle relazioni personali e civili. Il peccato è presentato come tradimento della libertà e sottomissione agli idoli del nostro tempo: “successo, soldi, sesso sfrenato”. Solo Dio, si ricorda, “ci rende capaci di amare” e libera dal potere distruttivo del male. L’accoglienza di Cristo nella vita può “disinnescare il potere del peccato” e ridare una coscienza vigile, capace di scegliere il bene. Da qui scaturisce un impegno sociale: vincere indifferenza, corruzione, violenza – “soprattutto sulle donne” – e costruire città più giuste, solidali e accoglienti.
È un cammino che abbraccia giovani, famiglie, fragilità, lavoro, educazione, politica. Un appello finale è rivolto alle donne: “A tutti i frammenti di Maria che hanno nome donna, che tu sia piena di grazia, forza del tuo cuore nelle tue lotte”.



















