A Marsala il teatro popolare siciliano si confronta con una delle pagine più oscure della storia recente. Sul palco, la figura di Matteo Messina Denaro perde ogni alone di potere e diventa pupo, simbolo svuotato e fragile. Le ultime ore di Messina Denaro utilizza il linguaggio antico dell’Opera dei Pupi per raccontare la mafia senza mitizzarla, parlando soprattutto alle nuove generazioni. Un racconto diretto, pensato per le scuole, che ribalta la narrazione eroica del boss e la restituisce alla sua verità fatta di violenza, contraddizioni e dolore.
Il teatro dei pupi come strumento di antimafia
Nel Teatro dei Pupi dell’Associazione Finestre sul Mondo mette quindi in scena in scena Le ultime ore di Messina Denaro, un’opera ideata da Salvatore Inguì per smontare il fascino ancora persistente del boss. La narrazione segue le ultime ore di vita del capomafia, messo di fronte alle proprie contraddizioni dal dialogo con Virticchio, maschera popolare che incarna la coscienza collettiva. Le parole attribuite al pupo-Messina Denaro provengono da scritti e diari reali, rendendo il confronto ancora più incisivo. Nella drammaturgia compaiono anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, figure simbolo della lotta alla mafia.
Il finale, con l’incontro all’inferno con Totò Riina, chiude idealmente la stagione delle stragi. Il progetto nasce dall’esperienza maturata da Inguì nel carcere Malaspina di Palermo, insieme al maestro Angelo Sicilia, e oggi diventa a Marsala un percorso stabile di memoria, tradizione e impegno civile.
La storia di Matteo Messina Denaro
Matteo Messina Denaro, noto come “u siccu” o “Diabolik”, nacque a Castelvetrano nel 1962 e fu uno dei più potenti capi di Cosa Nostra. Figlio del boss Francesco Messina Denaro, entrò giovanissimo nell’organizzazione mafiosa, diventando uomo di fiducia di Totò Riina e protagonista della stagione stragista del 1992-1993. Coinvolto in omicidi eccellenti e attentati contro lo Stato, divenne capomandamento di Castelvetrano alla fine degli anni Novanta. Dopo il 1993 visse una latitanza durata quasi trent’anni, mantenendo il controllo di affari milionari tra estorsioni, appalti, energia e turismo.
Comunicava attraverso pizzini e fu protetto da una fitta rete di fiancheggiatori. Arrestato a Palermo il 16 gennaio 2023 mentre si sottoponeva a cure oncologiche, non collaborò con la giustizia, morendo il 25 settembre 2023 all’ospedale dell’Aquila per un tumore al colon.













