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L’Italia che non esisterà più: nella mappa dei “Paesaggi sommersi” anche una località siciliana

A riferirlo è la Fondazione Return, che ha analizzato il caso della Riserva Naturale Pantani a Ragusa e ha parlato anche di soluzioni

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Dopo il Ciclone Harry e la frana di Niscemi, la Sicilia e l’Italia intera iniziano ad interrogarsi in merito al futuro del proprio territorio. Ad aiutare la ricerca, diverse fondazioni che lottano contro il cambiamento climatico, tra cui la Fondazione Return, che ha analizzato il caso-studi della Riserva Naturale Pantani, situata nella Sicilia Sud-Orientale. La base di partenza è stata la mappa dei “Paesaggi sommersi” pubblicata dalla Società geografica italiana, secondo cui diverse aree costiere del BelPaese finiranno sommerse entro il 2100. Tra queste ci sarebbe proprio l’area in provincia di Ragusa. Niente però è perduto: secondo gli esperti, ci sono svariate soluzioni che potrebbero fermare il disastro climatico e donare un avvenire a questi territori.

La soluzione per la Sicilia e le Riserve naturali

La Riserva Naturale dei Pantani occupa una superficie di 1385 ettari tra i territori di Ispica, Noto e Pachino. Essa, se sottoposta ripetutamente a inondazioni, potrebbe presto scomparire. Gli esperti hanno individuato però tre soluzioni naturali efficaci per ridurre il rischio, puntando su interventi capaci di rafforzare gli ecosistemi senza ricorrere a opere invasive.

La misura più efficace è il ripascimento delle spiagge, che consiste nel depositare grandi quantità di sabbia prelevata dall’entroterra o dal mare aperto per ricostruire la linea costiera, rendere la spiaggia più compatta e rallentare l’erosione. Un ruolo chiave è svolto anche dal ripristino della posidonia oceanica, pianta marina protetta del Mediterraneo: le sue praterie stabilizzano i fondali, attenuano la forza delle onde e trattengono i sedimenti. Infine, le dune costiere rappresentano barriere naturali fondamentali: se ricche di vegetazione, riescono a compattare la sabbia e ad assorbire l’energia delle onde, contribuendo alla protezione delle aree interne.

Le altre zone a rischio

La Riserva Naturale dei Pantani in Sicilia non è tuttavia l’unica zona da proteggere. Nel 2025, la Società Geografica Italiana ha pubblicato il report “Paesaggi sommersi”. Secondo il rapporto, entro il 2100 fino al 45% delle spiagge italiane potrebbe scomparire, con impatti particolarmente gravi sull’Alto Adriatico, il Gargano, alcune aree tirreniche tra Toscana e Campania, oltre a Sardegna e Sicilia. Oltre la metà delle infrastrutture portuali e vaste superfici agricole costiere risultano esposte al rischio di inondazione e salinizzazione.

Tra i principali fattori di vulnerabilità emergono urbanizzazione incontrollata, abusivismo, consumo di suolo, opere di difesa rigide e gestione frammentata del territorio, aggravate dalla pressione del turismo balneare. L’analisi sottolinea come la risposta non possa essere solo ingegneristica, ma debba puntare su pianificazione integrata, arretramento controllato e ripristino degli ecosistemi costieri.

Un focus è dedicato anche alle comunità costiere: cresce la percezione del rischio climatico, ma resta limitata la conoscenza delle politiche di adattamento già avviate. Per questo, il coinvolgimento attivo dei cittadini e il dialogo intergenerazionale sono indicati come elementi centrali di una governance efficace. Solo una visione transdisciplinare, partecipata e relazionale può affrontare la crisi climatica costiera, ridefinendo il rapporto tra terra e mare, sviluppo economico e bene comune in chiave di resilienza collettiva.

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