Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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Schiatunostro di Leandro Picarella tra la selezione ufficiale dei Nastri d’Argento Documentari 2026

Selezione Ufficiale dei Nastri d’Argento Documentari 2026: tra i titoli in concorso spicca Schiatunostro di Leandro Picarella, un intenso racconto di adolescenza e memoria

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È stata resa nota la Selezione Ufficiale dei Nastri d’Argento Documentari 2026, il prestigioso riconoscimento assegnato dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani che ogni anno premia il meglio della produzione italiana nel segno del Cinema del Reale.

L’edizione 2026 conferma la vitalità del documentario italiano, articolato tra le sezioni Cinema del RealeCinema, Spettacolo, Cultura e la sezione speciale Musica, che mette al centro il dialogo tra immagini e suono, memoria e identità. Un panorama ricco di storie, personaggi e territori che raccontano il presente con linguaggi sempre più ibridi e consapevoli.

Tra i titoli più significativi della selezione spicca Schiatunostro di Leandro Picarella, un’opera intensa e stratificata che riflette sull’adolescenza, sulla memoria e sul rapporto profondo tra individuo e comunità.

Schiatunostro: il respiro di un’isola

“Mezza isola vi sta cercando”. È la frase che gli adulti rivolgono ai due giovani protagonisti, Ettore e Giovannino, ritrovati all’alba addormentati in un’insenatura tra gli scogli. Un richiamo che suona come un monito ma anche come una dichiarazione di appartenenza: l’isola è presenza viva, corpo collettivo che osserva e trattiene.

Ambientato a Linosa, il documentario trasforma il paesaggio in materia narrativa. Gli anfratti angusti e spigolosi dove i ragazzi si infilano alla ricerca delle berte che covano le nidiate diventano metafora di una crescita fatta di esplorazione e di rischio. Le strutture abbandonate, le macerie archeologiche fuse sotto il sole insieme alle barche sfondate e alle Apecar arrugginite compongono un unico scenario in cui passato e presente si sovrappongono.

In questa attenzione ai resti e ai margini dell’inquadratura si avverte una sensibilità affine a quella di Carlo Michele Schirinzi, per la capacità di trasformare le rovine in racconto visivo e memoria collettiva.

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Il tempo, l’archivio e la partenza

Picarella costruisce il film come un intreccio di epoche e sguardi. Le riprese in VHS e MiniDv provenienti dall’archivio del videoamatore Pino Sorrentino introducono una seconda dimensione spazio-temporale. L’archivio non è semplice documento, ma ulteriore strato di scavo: immagini che sembrano erodersi come le rocce dell’isola, segnate dal tempo.

Con una videocamera si può annullare la distanza attraverso uno zoom digitale, ma di fronte a una partenza reale, quella di Ettore, che sta per lasciare l’isola per studiare sulla terraferma, nessuna tecnologia può accorciare il mare. Resta soltanto l’eco, la prova della propria voce nello spazio aperto.

Schiatunostro

Una colonna sonora che attraversa le generazioni

Il film lavora per riecheggiamenti anche sul piano sonoro. Nella colonna sonora si intrecciano brani e suggestioni che uniscono epoche diverse: Fiorella Mannoia sembra dialogare con Francesco Bianconi e Baby K; la tradizione melodica di Perdere l’amore si accosta all’energia elettronica di L’amour toujours.

Ne emerge un paesaggio sonoro che amplifica il senso di un’“estate che non finisce mai”, tra piazze deserte nelle ore calde e feste di paese che la sera riempiono lo spazio di voci e musica.

Montaggio e memoria: fermare l’istante

Nel finale, Giovannino scopre la postazione di montaggio a casa di Pino. “Così puoi andare avanti e indietro nel tempo”, gli viene spiegato. È qui che il film rivela uno dei suoi nuclei più profondi.

La delicatezza con cui l’uomo riattraversa la timeline, accarezzando quasi le immagini del proprio passato, si contrappone al gesto erratico e rapsodico del ragazzo, che salta tra i frame, immobilizza istanti, estrae attimi dal flusso continuo e costruisce una propria narrazione. Tra questi due gesti c’è la distanza tra una memoria riconciliata e una memoria ancora inquieta, che non si rassegna alla sedimentazione del tempo.

Nastri d’Argento Documentari 2026: il valore del Cinema del Reale

La selezione 2026 conferma il ruolo centrale del documentario nel raccontare l’Italia contemporanea. Il Cinema del Reale continua a interrogare territori e comunità, a dare voce alle trasformazioni sociali e alle fratture generazionali.

In questo contesto, Schiatunostro si impone come una delle opere più significative dell’anno: un film che parla di adolescenza e partenze, di isole e memoria, ma soprattutto del cinema come strumento per misurare il tempo e provare, almeno per un istante, a trattenerlo.

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