A pochi giorni dall’annuncio dell’addio di Prada da via Libertà a Palermo, Confimprese Sicilia ha inviato una lettera al presidente della Regione Renato Schifani e al sindaco di Palermo Roberto Lagalla per sollecitare un intervento istituzionale su quella che viene definita una criticità strategica per la città: la progressiva chiusura delle boutique dei marchi del lusso nel centro urbano.
L’analisi di Confimprese
Nell’analisi di Confimprese, il turismo rappresenta uno dei principali motori della crescita economica urbana, con un ruolo centrale attribuito alla componente alto-spendente. Il commercio di qualità, a sua volta, contribuisce ad accrescere l’attrattività della destinazione, rafforzando l’esperienza urbana e la competitività internazionale della città. Si tratta, secondo l’associazione, di una relazione circolare tra attrazione territoriale e presenza di un’offerta commerciale premium.
Per questo motivo, viene ritenuto riduttivo affrontare il tema esclusivamente attraverso strumenti di programmazione commerciale o ampliamenti delle superfici di vendita, che rischierebbero di replicare il modello dei centri commerciali.
I flussi turistici e la richiesta di nuove strategie
Dall’analisi dei flussi turistici emerge una presenza significativa di visitatori europei e nordamericani, mentre risultano meno rappresentati i mercati asiatici, tradizionalmente orientati verso la spesa premium, oltre al mercato russo, penalizzato dalle attuali dinamiche geopolitiche.
Secondo il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia Giovanni Felice “in quel periodo Palermo veniva percepita come un mercato in crescita reputazionale e come una capitale territoriale su cui investire, anche in funzione dell’aumento dei flussi turistici e del rafforzamento dell’immagine urbana. L’ingresso dei brand luxury rappresentò quindi una vera e propria scommessa sulla capacità di attrazione della città e, più in generale, della Sicilia.”
“La loro presenza – continua il Presidente di Confimprese Palermo – non aveva solo valore commerciale, ma anche simbolico: indicava fiducia nel posizionamento del territorio, nella qualità del contesto urbano e nella prospettiva di sviluppo del turismo qualificato. L’uscita progressiva di questi marchi costituisce oggi un segnale che merita una valutazione politica e
non soltanto di mercato.”
“Nella nostra analisi – insiste Giovanni Felice – individuiamo nel turismo uno dei principali fattori di sostegno della crescita economica urbana e nel turismo alto-spendente un elemento particolarmente rilevante per il rafforzamento del commercio nel suo complesso e del comparto premium in particolare. Il retail di qualità, a sua volta, contribuisce ad accrescere l’attrattività della destinazione: aumenta il valore dell’esperienza urbana e rafforza la competitività internazionale della città. Si tratta quindi di un rapporto circolare tra attrazione territoriale e commercio qualificato. Per questo motivo – dichiara il coordinatore regionale di Confimprese – riteniamo riduttivo affrontare il tema solo attraverso strumenti di programmazione commerciale o ampliamenti delle superfici di vendita. Con queste misure si finisce con il replicare le gallerie dei centri commerciale. I grandi marchi non scelgono un territorio per i metri quadri disponibili, ma per la qualità complessiva del contesto: flussi turistici adeguati, presenza di domanda ad alta capacità di spesa, continuità commerciale qualificata, servizi urbani, reputazione e posizionamento internazionale.”, conclude.












