Lo smog nelle città italiane è in lieve diminuzione, ma il miglioramento procede troppo lentamente per garantire un vero cambio di rotta. È quanto emerge dal rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, che analizza i dati delle centraline Arpa relativi al 2025.
Nel complesso, il numero dei capoluoghi che ha superato i limiti giornalieri di PM10 è sceso, rendendo il 2025 uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni. Un risultato che, però, vede le città delle Sicilia agli ultimi posti, lanciando preoccupazione soprattutto alla luce dei nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria che entreranno in vigore nel 2030.

Palermo maglia nera nazionale per le polveri sottili
A pesare sul quadro generale è soprattutto la situazione della Sicilia. Palermo conquista la maglia nera nazionale per l’inquinamento da polveri sottili: nel 2025 la centralina di via Belgio ha registrato ben 89 sforamenti del limite giornaliero di PM10, superando città storicamente critiche come Milano e Napoli. Un dato che evidenzia come l’emergenza smog nel capoluogo siciliano sia tutt’altro che risolta e fortemente legata, secondo Legambiente, al traffico veicolare e alla mancanza di politiche strutturali di mobilità sostenibile.
Ragusa e Siracusa le città più critiche dell’Isola
Situazione preoccupante anche nel Sud-Est siciliano. Ragusa si colloca tra le città più inquinate d’Italia con 61 sforamenti dei limiti giornalieri di PM10 nel 2025. Secondo le stime di Legambiente, il capoluogo ibleo dovrà ridurre le concentrazioni annue di polveri sottili del 29% per rientrare nei parametri europei. Siracusa, pur con numeri meno eclatanti, resta tra i capoluoghi critici della Sicilia orientale: per adeguarsi ai nuovi standard UE sarà necessario un taglio di almeno il 10% delle attuali concentrazioni annue di PM10.

Allarme traffico a Catania e Messina
Oltre alle polveri sottili, il rapporto segnala livelli elevati di biossido di azoto (NO₂), inquinante strettamente legato al traffico urbano. Palermo e Catania superano i limiti di legge per i valori medi annui, mentre Messina resta sotto osservazione. Guardando agli obiettivi del 2030, le tre città metropolitane siciliane dovranno compiere uno sforzo significativo: Palermo dovrà ridurre le concentrazioni di NO₂ del 39%, Catania del 33% e Messina del 26%, in meno di quattro anni.
Il rischio 2030 e le possibili sanzioni europee
Il quadro si fa ancora più allarmante se si applicano fin da oggi i nuovi limiti europei: secondo Legambiente, risulterebbero fuori legge il 53% delle città italiane per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l’NO₂. L’analisi dei dati degli ultimi quindici anni mostra come realtà come Palermo e Ragusa rischino di restare sopra i limiti anche nel 2030, esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazione, come quella avviata dalla Commissione europea nel gennaio 2026.









