Palermo si prepara a vivere la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia, sabato 21 marzo 2026, alle ore 10.00. In questo contesto la scalinata del Teatro Massimo diventerà il cuore pulsante di una grande manifestazione organizzata dallla Rete per la Cultura Antimafia nella Scuola e dall’Associazione Libera contro tutte le mafie, che porteranno centinaia di giovani a dare voce a chi non può più parlare.
Mille nomi da non dimenticare
Saranno le studentesse e gli studenti delle scuole aderenti alla rete a leggere, uno dopo l’altro, gli oltre mille nomi delle vittime innocenti di mafia. Un elenco che non è soltanto memoria, ma racconto di vite spezzate, di comunità ferite, di giustizia ancora da costruire. All’iniziativa aderiscono 31 istituzioni scolastiche, per una partecipazione prevista di circa mille studenti. Un numero che restituisce la portata di un impegno educativo che va ben oltre la singola giornata.
La scuola come luogo di lotta alla cultura mafiosa
“Ringraziamo la Fondazione Teatro Massimo per la collaborazione e la disponibilità ad ospitare questo momento di grande impegno civile – dichiara Giusto Catania, dirigente della scuola capofila che coordina le 160 scuole della rete –. La scuola ha un ruolo fondamentale per contrastare la cultura mafiosa e per costruire gli anticorpi sociali contro le mafie”.
Un messaggio mette al centro il valore educativo come strumento di prevenzione e cambiamento: “Le mafie si nutrono di ignoranza, disuguaglianza e solitudine – sottolinea Catania –. La scuola, invece, può essere il centro di una comunità educante, dove si coltivano relazioni sane, si promuove il senso di appartenenza e si costruiscono alternative concrete ai modelli mafiosi”.
Un impegno quotidiano
Sulla stessa linea anche Carmelo Pollichino, coordinatore provinciale di Libera Palermo, che richiama al significato profondo della giornata: “La memoria delle vittime innocenti delle mafie non è un esercizio retorico né una semplice commemorazione: è un atto profondamente politico e civile”. Un impegno che non si esaurisce nella cerimonia, ma che deve tradursi in responsabilità concreta: “Trasformare il ricordo in impegno, i nomi in azione, il dolore in cambiamento. Dietro ogni nome c’è una storia interrotta, una comunità ferita, un futuro negato. Custodire questa memoria significa restituire dignità alle vittime e sottrarre spazio all’indifferenza, che è il primo alleato delle mafie”.


















