Famiglie disfunzionali, politici, maceratesi: nessuno è salvo quando Luca Ravenna varca un palco con il suo Flamingo, uno spettacolo che nasce e si conclude proprio in Sicilia. Un’ora e trenta di risate, precedute dall’apertura di Federica Gambino, giovane comica emergente catanese e interrotte solo dall’apertura di una bottiglietta d’acqua Ferrarelle tra il pubblico. Poi? Ancora risate.
Con uno sguardo cinico e dissacrante che imprime alla sua stand-up l’inconfondibile “marchio Ravenna”, il comico milanese ha fatto tappa a Catania l’8 aprile, a Palermo il giorno seguente e, in quest’ultima occasione, si è raccontato in esclusiva a BE Sicily Mag.
Un cerchio che si chiude: Flamingo, lo spettacolo che nasce e finisce in Sicilia
Uno spettacolo che sfiora il sold-out quello di Palermo, e di cui incuriosisce già il nome. Flamingo (fenicottero in inglese ndr). Ma in che modo, ci si potrebbe chiedere, uno show di stand up comedy si lega al genere di uccelli della famiglia Phoenicopteridae? Attraverso un uomo catanese di mezza età, ovviamente. Ed è proprio questa la chiusura di Ravenna, in cui racconta come il titolo derivi da un incontro tutto siculo, in un torrido agosto catanese. No ad ulteriori spoiler, per chi prenderà parte alle prossime tappe di Napoli, Bari e Cesena.
“Lo spettacolo inizia e finisce sull’Isola. È qui che ho capito come lo avrei intitolato ed è qui che finisce, perché è costruito per arrivare a quel finale. La Sicilia è l’Alfa e l’Omega di Flamingo“, spiega.
“Gonfio d’orgoglio grazie al pubblico siciliano”
Dagli esordi con i primi open mic romani, oltre 12 anni fa, ai palchi di tutta Italia, di strada ne ha fatta. E il successo è arrivato, nonostante un sarcasmo non per tutti. “Da milanese, vedere così tante persone a Palermo e a Catania, ti dà una soddisfazione enorme. Perché la comunità è molto legata a dei suoni, a una territorialità anche nel fare comicità, quindi vederlo così presente è bello ed emozionante. Lo era prima e lo è adesso, ma ora sono davvero gonfio d’orgoglio grazie al pubblico siciliano”.
Un pubblico con cui intrattiene un legame molto forte: “Con loro e in generale con la Sicilia ho un rapporto molto bello, anche se complicato per alcune questioni personali. Non è un pubblico facile, perché essendo un’isola con un’identità fortissima, a primo impatto potrebbe sembrare impermeabile a ciò che proviene da fuori. E invece, si fa penetrare. E non potrei esserne più felice. Sono stracotto della Sicilia”.
No ai tabù, l’importante è saperli portare sul palco
Nel suo spettacolo spazia tra gli argomenti più vari, dalla separazione dei suoi genitori a una visita alle origini ebraiche della sua famiglia, per poi caricaturizzare le figure di Schlein e Gualtieri, senza dimenticare uno degli argomenti più cari al pubblico: l’acqua frizzante. Di cui ha una personalissima classifica, che relega alle ultime posizioni la Ferrarelle. Salti pindarici tra tematiche apparentemente sconnesse, che in qualche curioso modo si legano alla perfezione e che fanno chiedere se c’è qualcosa che Luca Ravenna non porterebbe mai sul palco. “Assolutamente no, però devi saper scrivere molto bene quando vuoi toccare determinati argomenti, soprattutto quando sono legati alla città in cui ti trovi”.


















