La Sicilia della raccolta differenziata resta un’Isola a due velocità. I dati di Open Data Sicilia, che analizzano l’andamento dal 2010 al 2024, raccontano una regione in miglioramento, ma ancora segnata da forti squilibri territoriali, con Palermo che si conferma il caso più critico.
Nel 2024 la media regionale si attesta al 55,5%, un risultato che fotografa un progresso complessivo ma che continua a nascondere differenze molto marcate tra province e comuni. A trainare la classifica sono soprattutto i territori del Trapanese e del Ragusano, mentre i grandi centri urbani restano il punto debole del sistema.
Palermo in coda
Il dato più negativo è quello della provincia di Palermo, che si ferma al 36,9% a livello provinciale. Un valore che pesa in maniera decisiva sul bilancio regionale e che conferma tutte le difficoltà del capoluogo nel recuperare terreno sulla gestione dei rifiuti.
Ancora più evidente è il ritardo del comune di Palermo, che tra i centri con almeno 5 mila abitanti si colloca tra gli ultimi con il 17,3%. Un risultato che lo pone ben lontano non solo dai comuni migliori dell’Isola, ma anche dagli standard minimi raggiunti da molte realtà medio-piccole siciliane.

Le province migliori
Sul versante opposto, la provincia più virtuosa è Trapani, che nel 2024 raggiunge il 77,0% di raccolta differenziata. Seguono Ragusa con il 68,7%, Caltanissetta con il 66,4%, Enna con il 66,3% e Messina con il 65,6%.
Numeri che confermano come una parte importante della Sicilia abbia ormai superato la soglia considerata fisiologica per un sistema di raccolta ben organizzato. Il problema, però, è che il buon andamento di alcuni territori non riesce ancora a compensare le pesanti criticità dei centri più grandi.
I comuni più virtuosi
Tra i comuni siciliani con almeno 5 mila abitanti, il dato migliore è quello di San Giuseppe Jato, che tocca il 94,0%. Molto bene anche Cinisi, all’89,1%, Santa Venerina, all’88,5%, Terrasini, all’86,9%, e Montelepre, all’86,6%. Nella parte alta della graduatoria compaiono anche Petrosino, Mazara del Vallo, Castelvetrano, Capo d’Orlando e Balestrate, tutti sopra l’85%. È la dimostrazione che, dove il sistema funziona, la Sicilia è in grado di esprimere risultati di assoluto rilievo.
I comuni in difficoltà
Accanto alle eccellenze, però, resta ampia la fascia dei comuni in sofferenza. Dopo Palma di Montechiaro, ultima con il 12,4%, il dato di Palermo è quello che colpisce di più per il peso politico, amministrativo e simbolico che il capoluogo ha sull’intera regione. Male anche Lampedusa e Linosa, Augusta, Catania, Lentini, Pietraperzia, Francofonte, Licata e Noto, tutte ferme su percentuali ancora lontane da una gestione efficiente dei rifiuti. Il quadro che ne emerge è quello di una Sicilia dove la qualità del servizio resta profondamente disomogenea.
Il trend 2010-2024
La serie storica dal 2010 al 2024 mostra che il miglioramento c’è stato, ma non è stato uniforme. Alcuni territori hanno saputo costruire nel tempo un modello efficace di raccolta differenziata, mentre altri continuano a registrare ritardi strutturali e difficoltà organizzative.
Il caso Palermo sintetizza più di ogni altro questa frattura: un grande centro che, nonostante il peso demografico e amministrativo, non riesce ancora a trasformare i numeri in un cambio di passo concreto. Ed è proprio qui che si gioca una delle sfide ambientali e amministrative più importanti per la Sicilia dei prossimi anni.





















