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L’Italia non si qualifica ai Mondiali di calcio per la terza edizione consecutiva: un fallimento sportivo che incide sulle nuove generazioni

L'Italia manca la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva: un fallimento che segna il calcio italiano e lascia un vuoto nelle nuove generazioni, mentre altri sport vivono una stagione di successi

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Le estati italiane si sono storicamente sempre contraddistinte per le Notti Magiche: ogni quattro anni l’intero Stivale si fermava per godersi lo spettacolo dei Mondiali di calcio, la manifestazione più seguita in tutto il mondo. Dal 2014 non è più così. Dopo l’eliminazione ai playoff contro la Svezia a San Siro nel 2017 e quella a Palermo contro la Macedonia del Nord nel 2022, ieri è arrivata l’ennesima batosta, con l’eliminazione ai calci di rigore contro la Bosnia: l’Italia mancherà all’appuntamento statunitense, arrivando a tre edizioni di fila senza Mondiali che tradotti in anni sono 16, sperando di riuscire nell’impresa in vista di Spagna, Marocco e Portogallo 2030.

La capitolazione dell’Italia contro la Bosnia

Gli azzurri sono passati in vantaggio a Zenica grazie ad un gol di Moise Kean, ma il popolo bosniaco non si è mai arreso, dando la forza alla propria squadra di reagire. La svolta è arrivata al 41′ del primo tempo con il rosso ad Alessandro Bastoni che ha maldestramente commesso un fallo da ultimo uomo: da lì il viaggio dell’Italia verso il Mondiale è diventato tortuoso, con l’assalto bosniaco che ha portato al pareggio di Tabakovic prima e la lotteria di rigori poi. Due i rigori sbagliati dagli azzurri, mentre la squadra della capitale Sarajevo ha fatto notare la propria freddezza, non sbagliando mai dal dischetto.

Si tratta dell’ennesimo fallimento sportivo dell’Italia calcistica, che vede i propri giovani privati di una manifestazione importantissima dal punto di vista sociale, culturale e sportivo. I mondiali di calcio sono da sempre stati quasi un rito collettivo, fatto di cene tra amici, di maxi schermi in piazza e della scoperta di nuove culture. Da quest’anno le squadre che parteciperanno ai Mondiali saranno 48, ma noi staremo a guardare da fuori. Una vera umiliazione.

Le responsabilità del fallimento

Fin dall’eliminazione ai gironi del Mondiale brasiliano del 2014 giornalisti, tifosi e media avevano avvertito la FIGC: servivano riforme e cambiamenti tangibili, fin dai settori giovanili, come fatto dalla Francia e dalla Germania negli anni 2000. L’Italia si ritrova a non avere calciatori in grado di adattarsi al calcio moderno, con un livello tecnico abbassatosi vertiginosamente. Se prima i calciatori della nazionale provenivano dai migliori club al mondo, adesso molti galleggiano nella metà classifica della Serie A. Se prima i calciatori italiani riuscivano a superare le pressioni, adesso nelle difficoltà la squadra si disgrega, non riuscendo a mettere personalità e carisma in questi appuntamenti importanti.

La nota sui settori giovanili è uno dei punti più discussi, con i giovani giocatori che stanno rispondendo scegliendo le giovanili estere ed emigrando già sulla soglia dei 20 anni: in Italia le squadra danno poche opportunità ai ragazzi, costringendoli a debuttare tardi o a trovare fortune altrove. Molti criticano il sistema delle giovanili, in cui gli allenatori preferiscono i giocatori forti fisicamente a quelli di talento, così da avere risultati a breve termine e per fare carriera.

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Eppure in FIGC nessuno paga

“È lo specchio del Paese” dicono in molti parlando del fallimento calcistico, ma è davvero così? Negli ultimi anni, gli azzurri di tutti gli altri sport hanno dato grande soddisfazioni. Dalle 80 medaglie nelle ultime due edizioni alle Olimpiadi, passando per Jannik Sinner, il tennista italiano più vincente di sempre, e Kimi Antonelli, che a soli 19 anni sta riscrivendo la storia della Formula 1 – primo italiano a guidare il Mondiale dai tempi di Ascari nel 1953 – fino ad arrivare all’Italia della pallavolo maschile e femminile, lo stato di salute dello sport italiano è roseo: anche l’Olimpiade Invernale Milano-Cortina 2026 ha consegnato ben 30 medaglie ai nostri rappresentanti.

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C’è dunque un’Italia dello sport che vola, mentre il calcio cade. Lo sport nazionale soffre e fallisce ma nessuno paga. Gabriele Gravina, eletto presidente della FIGC per la prima volta nel 2018, dopo il fallimento del 2022 e la brutta figura agli Europei del 2024, nel 2025 è stato rieletto con il 98,5% dei voti. Anche ieri non si è dimesso, passando la palla al Consiglio Federale e uscendo con una dichiarazione discutibile e quasi d’accusa verso gli altri sport che stanno avendo successo, descritti come “dilettantistici”, suggerendo che proprio per questo siano facilitati nella vittoria e nelle riforme.

Intanto, un’intera generazione di italiani non ha mai visto i Mondiali di calcio: c’è chi spera di vederli per la prima volta nel 2030, all’età di 20 anni. Mentre l’Italia dell’intrattenimento, dei bar, dei ristoranti e delle pizzerie – per non parlare dei media – perderà svariati miliardi di incassi che sarebbero arrivati da quello che era un rito collettivo e che adesso è diventato un incubo.

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