Alberto Samonà è un giornalista e scrittore palermitano con una consolidata esperienza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Ha collaborato con diverse testate nazionali e regionali – tra cui Libero, La Sicilia e IlSicilia.it -. Autore di numerosi saggi e romanzi incentrati sul mito, la storia e il pensiero tradizionale, ha firmato opere come Panormus. Genio oltre il visibile ed È già mattina. È stato Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana (2020-2022), membro del CdA del Parco Archeologico del Colosseo e del Comitato Scientifico del Parco Archeologico dell’Appia Antica.
Per il suo impegno nel promuovere le relazioni culturali tra Italia e Grecia, nel 2023 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine della Fenice della Repubblica Ellenica. È il Direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este (Villae) di Tivoli, dove guida la tutela e la valorizzazione dei celebri siti UNESCO e dei complessi monumentali del territorio tiburtino.
Un filo rosso tra la sua visione dell’Isola e una nuova avventura
“Il passaggio dalla Sicilia a Tivoli rappresenta, per me, una continuità culturale – spiega Samonà a BE Sicily Mag – . La Sicilia è stata, lungo i secoli, uno dei luoghi in cui il Mediterraneo ha condensato le sue stratificazioni più profonde: fenicia, greca, romana, islamica, normanna, spagnola. È una terra in cui la memoria è plurale; dove il paesaggio stesso diventa racconto. Anche Tivoli custodisce una stratificazione straordinaria. Villa Adriana e Villa d’Este rappresentano due idee del mondo, due modi differenti di concepire il rapporto tra natura, arte, autorità (quali quella di Adriano e di Ippolito d’Este) e conoscenza. In questo senso, il filo rosso è fortissimo: è l’idea del patrimonio culturale come organismo vivente, che si nutre della propria storia per farsi proposta attuale. La mia esperienza maturata in Sicilia mi ha insegnato che la valorizzazione autentica nasce dall’ascolto dei luoghi, dalla loro capacità di interpretare il presente senza perdere profondità storica, e che, per una corretta fruizione dei beni culturali, anche la tutela degli stessi è imprescindibile. Una visione, che ho approfondito nei tre anni trascorsi quale componente del Cda al Parco Archeologico del Colosseo. Questo approccio credo possa essere fecondo anche a Tivoli, poiché possiede una dimensione universale e profondamente mediterranea”.
Al momento del suo insediamento, ha dichiarato di voler creare un ideale “ponte” tra Villa Adriana (e l’imperatore Adriano, noto filelleno) e la Grecia, a cui la Sicilia stessa è storicamente legata.
“Adriano è una delle figure più affascinanti dell’antichità: un imperatore romano che comprese il valore della cultura greca. Villa Adriana è anche una geografia simbolica della memoria ellenica: il Pecile, il Teatro Greco e finanche l’egizio Canopo, con le sue cariatidi, evocano luoghi, atmosfere, ma pure concezioni filosofiche che rimandano a quel mondo. Quando parlo di ‘ponte’ con la Grecia penso a collaborazioni scientifiche tra istituzioni, ad iniziative costruite attorno al tema della circolazione delle idee, a progetti di studio e di ricerca, a cicli di incontri dedicati al rapporto tra classicità e contemporaneità. Vorrei che le Villae fossero un luogo di riflessione internazionale su questi temi, favorendo l’incontro tra archeologia, filosofia, paesaggio e arti»”.
Villa Adriana rappresenta la classicità, l’archeologia, il sogno imperiale e filosofico di Adriano; Villa d’Este è il trionfo del Rinascimento, del manierismo e dell’ingegneria idraulica. Due realtà diverse con una narrazione comune.
“La loro apparente distanza è, in realtà, la loro forza. Villa Adriana e Villa d’Este rappresentano due momenti in cui sono stati affermati l’idea di armonia tra uomo, natura e conoscenza. Villa Adriana è il luogo della contemplazione filosofica e della sperimentazione architettonica: un laboratorio dell’immaginazione imperiale in cui confluiscono culture differenti dell’ecumene romana, quella egizia, quella greca, quella orientale. Villa d’Este traduce nel linguaggio del Rinascimento e del Manierismo l’idea della meraviglia, del giardino come teatro simbolico, della tecnologia idraulica come forma d’arte. Con uno sguardo sempre rivolto al Mito classico. Non credo che debbano essere uniformate. La sfida è valorizzarne le differenze all’interno di una narrazione comune: quella della lunga continuità culturale che si è espressa, nei millenni, a Tivoli. Nelle Villae è naturale questo dialogo interdisciplinare in cui convivono in modo simbiotico archeologia, storia dell’arte, architettura del paesaggio, musica, letteratura e scienza. È importante che il visitatore percepisca non siti isolati, ma un unico sistema culturale”.
Nell’immaginario moderno Villa Adriana è indissolubilmente legata alle “Memorie di Adriano” della Yourcenar.
“La letteratura ha una funzione fondamentale: restituisce interiorità ai luoghi. L’archeologia ci consegna le strutture e ne rivela il significato anche più profondo, la storia ci offre il contesto, ma spesso la parola narrata e scritta contribuisce a riattivare la dimensione umana e “contemporanea”. Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar hanno avuto il merito di trasformare Adriano da figura storica a essere umano. Hanno restituito all’imperatore la sua fragilità, la sua malinconia, il suo rapporto con il tempo, con il potere e con il limite. Credo che luoghi come Villa Adriana siano scenari privilegiati per questa dimensione narrativa e simbolica, mediante una programmazione culturale degna di questo nome e, del resto l’Istituto, è anche sede del parco letterario intitolato proprio a Marguerite Yourcenar, Ignazio di Loyola e Ludovico Ariosto. Attualmente stiamo lavorando a una programmazione culturale, nella quale la letteratura sarà l’occasione per l’incontro con altri linguaggi, quali la musica e il teatro, con particolare attenzione proprio alle Memorie di Adriano. Inoltre, al Santuario di Ercole Vincitore questa estate, metteremo in scena ‘Heroides’, una rassegna teatrale di cinque spettacoli, diretta da Marco Prosperini e Luca Simonelli, sul tema delle donne che svelano la fragilità degli eroi del Mito”.
Compreso nelle Villae, il Santuario di Ercole Vincitore per quanto meno noto merita di essere valorizzato.
“Il Santuario di Ercole Vincitore è uno dei luoghi più sorprendenti e meno conosciuti. Storicamente, è stato un punto di intersezione tra Sacro, commercio, infrastruttura viaria e paesaggio e nei secoli sono state molte le sue destinazioni. Purtroppo, il Santuario è stato talvolta percepito come marginale rispetto alla notorietà internazionale di Villa Adriana e Villa d’Este. Credo che debba essere reinserito nella narrazione del territorio tiburtino. La sua importanza storica è testimoniata anche dal recente rinvenimento di un blocco di architrave in travertino intonacato con parte di un’iscrizione monumentale, che conserva le lettere leggibili ‘[ba]silicam de’, confermando come l’edificio individuato oltre trent’anni fa alle spalle del tempio di Ercole, fosse effettivamente un’antica basilica, cioè un grande spazio pubblico coperto destinato anche ad attività amministrative e giudiziarie. A settembre inaugureremo un’importante ala del Santuario da poco restaurata, che sarà fruibile da tutti e aperta anche a mostre e ad altre iniziative culturali. La valorizzazione di questo luogo passa attraverso una duplice linea di intervento. Da un lato, un rafforzamento della ricerca scientifica e della leggibilità del sito; dall’altro, una programmazione culturale coerente con la sua eterogenea e ricca identità storica. E non vorrei dimenticare altri due luoghi gestiti dall’Istituto: la bellissima Mensa Ponderaria nel cuore di Tivoli, e il Mausoleo dei Plautii: li abbiamo aperti al pubblico in occasioni particolari e chi li ha visitati ne è rimasto affascinato”.
Guidare un museo autonomo oltre a comportare grandi responsabilità gestionali richiede di affrontare tante priorità.
«Oggi la gestione di un istituto autonomo richiede una visione che tenga insieme tutela, ricerca, sostenibilità economica, accessibilità e innovazione. Le priorità sono diverse. Sul piano infrastrutturale, è necessario proseguire nel lavoro incessante di manutenzione programmata. Inoltre, alle università che scavano da tempo – come avviene da molti anni a Villa Adriana – si associano le indagini archeologiche e le attività di ricerca e restauro attivate direttamente dai nostri studiosi. Fortunatamente, l’Istituto possiede professionalità elevatissime, tra archeologi, architetti, storici dell’arte, restauratori, archivisti, bravi amministrativi, oltre a un personale di vigilanza sempre attento. Sul piano della digitalizzazione, ritengo essenziale puntare ancora di più sulla catalogazione, sul monitoraggio e sulla documentazione del patrimonio. La tecnologia, pur non essendo sostitutiva del rapporto diretto con i luoghi, può aiutare a comprenderne la complessità. Un altro tema decisivo riguarda i dati: comprendere i flussi di visita, i comportamenti del pubblico, le esigenze dei diversi visitatori è ormai fondamentale per costruire strategie efficaci e sostenibili, in luoghi che si rendano sempre più accessibili a tutti».
L’esperienza di Alberto Samonà potrà valorizzare le Villae
“L’esperienza di ciascuno è sempre un valore aggiunto, ma non credo molto alle impronte personali, intese come segni individuali. Se dovessi indicare un obiettivo, vorrei contribuire a fare in modo che le Villae siano sempre di più un laboratorio culturale internazionale, in cui coniugare ricerca scientifica, apertura interdisciplinare e profondità umanistica. Del resto, è il patrimonio culturale stesso a ricordarci costantemente che la storia non è mai chiusura, ma continua relazione”.





















