Stasera, nell’ambito degli eventi del centenario del Circolo del Tennis di Palermo, il club renderà omaggio a una delle sue figure più riconoscibili, quella di Gaetano “Tanino” Alfano. Da raccattapalle a maestro, da giocatore a dirigente, Alfano è stato – ed è – da oltre 70 anni una presenza costante, un punto di riferimento per generazioni di tennisti e per la città.
La storia di Tanino Alfano
La sua storia comincia per caso, come spesso accade alle cose destinate a durare. “Sono arrivato al circolo perché mio zio lavorava in portineria. Avevo otto, forse nove anni. Mi ha lasciato libero nei viali e io, attraverso i cespugli, ho visto due persone giocare. È stato amore a prima vista”. Ricorda ancora i nomi dei due giocatori, Enrico Piacenti e Melino Cascino, come se li avesse visti ieri. Da quel momento, il bambino che non aveva “le possibilità” per entrare in un circolo esclusivo trovò il suo modo per restare, da raccattapalle.
Ma Tanino non si limitava a raccogliere palline. Guardava. Assorbiva. “Ho imparato a giocare guardando. Il modello visivo è fondamentale. Si impara moltissimo così”, sottolinea. E infatti, tra un allenamento e una mancia, cominciò a giocare anche lui. A dodici anni vinse il suo primo torneo, la Coppa Questore, e conserva ancora la foto di quel giorno. A diciassette era già in seconda categoria, un livello che negli anni Sessanta significava talento, disciplina e un futuro possibile.



Il ruolo di Maestro
Quel futuro, però, aveva per lui un ruolo preciso: “Non ho mai aspirato a diventare un campione. Il mio sogno era fare il maestro di tennis. A Pievepelago mi dissero: ‘Se vuoi diventare maestro, domani vai dal barbiere e ti tagli i capelli. Se vuoi fare il giocatore, prendi il treno e torna a Palermo’. Non mi diedero molta scelta… ma era il sogno della mia vita”.
E maestro lo diventò presto, grazie anche all’ingegnere Antonino Mercadante, che lui definisce “il mio secondo padre”, e che lo sostenne economicamente e umanamente. A diciotto anni era allievo maestro, a ventuno superò gli esami al Foro Italico. Tessera numero 101 d’Italia: “Non so quanti siamo ancora vivi”, dice ridendo.
Da allora, Alfano ha formato quasi cinquemila bambini, oltre a tanti adulti. “La prima cosa che insegnavo non era il tennis. Insegnavo le regole di vita, le regole comportamentali. Un maestro è un educatore”. E quando racconta di essere fermato ancora oggi da ex allievi – avvocati, notai, professionisti, genitori – la sua voce si illumina: “Una signora mi ha detto: ‘Lei è stato il mio maestro cinquant’anni fa’. Era felice. E io più di lei. Oggi è tutto più veloce, più rumoroso. E l’educazione sportiva non sempre tiene il passo”.

Il tennis, però, non è stato solo insegnamento. È stato anche commercio, con lo storico negozio Alfano Sport, punto di riferimento per Palermo per oltre cinquant’anni. È stato dirigenza, con il ruolo di deputato allo sport del Circolo e quello di vicepresidente vicario della FITP Sicilia. È stato memoria, perché Tanino è uno degli ultimi testimoni viventi del tennis palermitano degli anni Cinquanta e Sessanta, quando Panatta lo chiamava “maestro” e Björn Borg trascorse un’ora nel suo negozio.

L’inclusione come missione di Tanino Alfano
Negli ultimi anni, Alfano ha scelto un’altra strada, quella dell’inclusione, e la vive come una missione. “Quando ho smesso la mia attività commerciale, ho pensato: ‘Cosa posso fare di volontariato? Il tennis in carrozzina stava nascendo, e mi ci sono dedicato”. Oggi è uno dei promotori più attivi del movimento in Sicilia. “La Fondazione Sicilia ci ha dato un supporto fondamentale. Abbiamo fatto giocare tanti ragazzi, donato carrozzine, creato progetti. Ma la cosa più importante è l’inclusione vera, far giocare insieme ragazzi normodotati e ragazzi con disabilità. Non isolarli. Metterli insieme. Questo è il futuro”.
Il Circolo del Tennis Palermo, che stasera lo celebra, cosa rappresenta per lui? “Per Palermo rappresenta molto. È un luogo di storia, di identità, di appartenenza. Ma soprattutto è il posto dove sono cresciuto, dove ho imparato tutto, dove ho dato tutto”.
I prossimi progetti
E quando guarda al futuro, Alfano non parla di nostalgia, ma di prospettive concrete. Sogna un circolo capace di riportare a Palermo un grande evento internazionale, non necessariamente un ATP – “oggi è quasi impossibile, le date sono blindate” – ma un torneo che restituisca alla città il respiro che merita. “Un Challenger importante, da 75 o 100 mila euro, sarebbe già un segnale forte. Porterebbe qui giocatori di ottimo livello per una settimana intera. Sarebbe un modo per far vedere il tennis vero, quello che appassiona e fa crescere”.
Perché “è una fortuna che oggi tutti possano giocare a tennis. Bastano una racchetta, un paio di scarpe e un campo da affittare. Non è più uno sport elitario, ed è giusto così”.




















