Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Isole siciliane sempre più care, aumenti sui biglietti fino al 50%

Dal 15 maggio rincari sulle linee Siremar gestite da Caronte & Tourist. Protestano amministratori, associazioni e operatori turistici: "Una stangata per residenti e imprese"

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Davide La Cara
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Pesante stangata dal 15 maggio per chi vorrà raggiungere le isole minori siciliane. Caronte & Tourist Isole Minori ha infatti annunciato un aumento delle tariffe sui collegamenti marittimi delle linee Siremar, con rincari che, secondo le prime stime diffuse, oscilleranno tra il 30% e il 50% per passeggeri, residenti, veicoli ordinari e mezzi commerciali. Unica eccezione sarà rappresentata dalle Pelagie, escluse dall’adeguamento tariffario grazie al servizio regionale dedicato.

La decisione arriva dopo mesi di tensioni legate all’aumento del costo del carburante e al mancato riequilibrio economico della convenzione che regola i collegamenti con le isole siciliane. In una comunicazione firmata dal responsabile commerciale Giuseppe Marchetta e inviata alle biglietterie di scalo, la compagnia spiega di essere stata “costretta, suo malgrado, a riattivare alcune misure temporaneamente sospese per salvaguardare l’equilibrio economico-finanziario della convenzione”.

Il peso della continuità territoriale

La questione va ben oltre il semplice aumento del prezzo di un biglietto. Per le comunità isolane il trasporto marittimo rappresenta un servizio essenziale, indispensabile per studio, lavoro, sanità, approvvigionamenti e turismo. E proprio qui emerge il nodo della continuità territoriale: vivere su un’isola significa dipendere quotidianamente da navi e aliscafi, e ogni rincaro si traduce in un aumento concreto del costo della vita.

Dietro la crisi attuale si intrecciano diversi fattori: una convenzione statale firmata nel 2016 e rimasta ancorata a parametri economici ormai superati, anni di ritardi amministrativi e bandi rimasti bloccati, oltre all’impatto delle nuove normative europee sui costi ambientali del trasporto marittimo. Tra il 2024 e il 2026, infatti, il settore ha dovuto affrontare un incremento significativo delle spese operative, a partire proprio dal carburante.

Le proteste dalle Eolie a Pantelleria

Intanto il malcontento cresce, soprattutto la tempestività con cui arriva questa notizia, ovvero all’avvio della stagione turistica. Federalberghi Isole Eolie, guidata da Christian Del Bono, aveva già denunciato nelle scorse settimane disservizi, scali saltati e tratte cancellate anche durante periodi strategici come il ponte del Primo Maggio. A gennaio l’associazione aveva inoltre contestato il mancato rispetto della convenzione sulla tratta Eolie-Napoli, segnalando l’utilizzo di navi considerate non adeguate rispetto agli standard previsti.

Ancora più dura la reazione del sindaco di Pantelleria, Fabrizio D’Ancona, che ha definito gli aumenti “del tutto inaccettabili per le popolazioni insulari. Pantelleria è già gravemente penalizzata da collegamenti marittimi inadeguati, irregolari e insufficienti a garantire le esigenze quotidiane dei cittadini, delle imprese e delle attività turistiche”

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Turismo e lavoratori a rischio

Il timore più grande riguarda ora le conseguenze sull’estate 2026. Già da tempo si registra un progressivo calo di turisti nelle isole minori siciliane che vivono di turismo e l’aumento dei costi di trasporto rischia di incidere sulle prenotazioni e sulla competitività delle destinazioni. Ma a pagare il prezzo più alto potrebbero essere soprattutto i lavoratori residenti e le imprese locali, già alle prese con costi logistici elevati e servizi spesso insufficienti.

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