L’Unione Europea ha ufficialmente adottato nei giorni scorsi una “Strategia per le isole europee” coordinata con un “Piano per le zone costiere”. È un provvedimento storico quello che ha presentato il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, che è stato diviso in due diverse strategie complementari con l’obiettivo di migliorare la vita di circa 17 milioni di persone, che vivono su oltre 4 mila isole, in 16 dei 27 Stati membri dell’Unione, e di altre 95 milioni di persone che vivono i 70 mila chilometri di coste in 22 Paesi europei.
Il fine della strategia è quello di disciplinare in modo integrato economia, connettività, energia, ambiente, demografia e sicurezza, cercando di eliminare i limiti ancestrali di questi territori – tra questi l’isolamento, la dipendenza dal turismo, la vulnerabilità climatica e soprattutto lo spopolamento – così che possano essere protagonisti nelle future proposte legislative europee. La Sicilia, in tal senso, non può che essere tra i territori interessati.
Il piano europeo per le isole
La Commissione Europea, attraverso questa mossa, ha deciso di formalizzare dunque anche il “costo dell’insularità“. Secondo i dati presentati dall’Ue stessa, rispetto alla terraferma i trasporti possono costare fino al 300% in più; la spesa pubblica tra il 30 e il 50%; i prezzi delle case tra il 75 e il 130%; mentre la maggior parte delle isole europee si assesta a un Pil del 70% della media Ue. A queste statistiche si aggiungono quelle contenute in uno studio studio commissionato dalla Regione Siciliana, secondo cui vivere sull’Isola costa circa 6,54 miliardi di euro l’anno, pari al 7,4 per cento del PIL regionale. Per ogni residente, considerando anche i più piccoli, si tratta di 1.308 euro annui.
Il piano dell’Europa prevede il reindirizzamento di 1,5 miliardi di euro di fondi a sostegno “delle priorità strategiche delle isole”. La strategia si divide in quattro parti: sviluppo economico, connettività e innovazione; sicurezza energetica e resilienza climatica; rafforzamento delle comunità e contrasto allo spopolamento; preparazione alle crisi. Le misure mirano a contrastare i costi e i tempi di trasporto, la dipendenza dai combustibili fossili e la scarsità d’acqua, ma soprattutto a garantire scuola, sanità e servizi essenziali per diminuire la fuga dei residenti, soprattutto delle nuove generazioni. La blue economy è il centro attorno cui ruota il programma dedicato alle coste, quindi ciò che ha a che fare con il turismo legato alla pesca, la bioeconomia e l’eolico offshore.
La situazione dell’Italia
Lo Stato italiano, avendo non soltanto sulle spalle le esigenze di Sicilia e Sardegna ma anche delle tante isole minori sul territorio, aveva tentato di anticipare le mosse della Commissione europea. Dal novembre 2022, di fatto, l’articolo 119 della Costituzione, modificato dalla legge costituzionale n. 2, recita che “la Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”.
Il principio prevede il riconoscimento all’interno della Costituzione per iniziativa popolare, grazie alle rivendicazioni richieste principalmente dalla Sicilia e dalla Sardegna. Con la nuova strategie prevista dall’Ue, questo provvedimento italiano trova una significativa cornice continentale e un riconoscimento della centralità di questi territori per il futuro dell’economia e della tenuta sociale e demografica dell’Unione Europea.
Un riconoscimento storico per la Sicilia
Il provvedimento in sede europea ha rilevanza storica soprattutto per la Sicilia, che da tempo lo chiedeva a gran voce. Adesso il perimetro giuridico è completo, i fondi ci sono e si può compiere un upgrade concreto. Fondamentale, però, è l’ultimo passaggio, cioè che il denaro arrivi in tempi ragionevoli a chi ne ha bisogno: dai produttori ai giovani che puntano a restare nel proprio territorio.
Non nasconde la propria soddisfazione il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani: “La Strategia europea per le Isole rappresenta un risultato di straordinaria rilevanza politica e istituzionale perché, per la prima volta, l’Ue riconosce in modo organico l’insularità come una condizione strutturale permanente che richiede politiche dedicate e strumenti adeguati. Per la Sicilia è un passaggio fondamentale. Le misure previste per rafforzare collegamenti, continuità territoriale, energia e competitività rappresentano un’opportunità concreta di crescita per la Sicilia e per tutte le regioni insulari dell’Unione. Sono inoltre orgoglioso che molte delle proposte avanzate dalla Sicilia durante la consultazione pubblica dell’Ue siano state recepite nel documento europeo”, ha affermato.





















