C’era chi immaginava una compagnia aerea capace di collegare la Sicilia con il resto d’Italia e d’Europa, riducendo il peso dell’insularità e offrendo ai siciliani un’alternativa costruita sul territorio. Quel progetto, come alcuni avevano previsto, si ferma prima ancora di iniziare.
L’assemblea straordinaria degli azionisti di Aerolinee Siciliane S.p.A. ha deliberato lo scioglimento della società e la sua messa in liquidazione, mettendo la parola fine a un’iniziativa che negli ultimi anni aveva raccolto consenso, aspettative e centinaia di piccoli azionisti, ma che non è mai riuscita ad avviare le operazioni di volo. La decisione arriva a poche settimane dal mancato decollo dei collegamenti annunciati per la fine di maggio, un ulteriore rinvio che si è trasformato nell’epilogo definitivo del progetto.
Le accuse del direttore generale
La chiusura della società non avviene senza polemiche. In una nota, il direttore generale Luigi Crispino annuncia di aver chiesto al liquidatore di valutare eventuali azioni di responsabilità nei confronti degli organi amministrativi e di aver affidato a un pool di legali il compito di verificare possibili profili di rilevanza penale. “Vorrei sapere chi ha deciso di fermare i voli della compagnia” afferma Crispino, sostenendo che una società nata come esperienza di azionariato popolare non avrebbe dovuto trasformarsi in un terreno di scontri interni. Parole che lasciano intuire un clima tutt’altro che sereno all’interno della governance e che potrebbero aprire nuovi sviluppi sul piano giudiziario.
Un epilogo che sorprende fino a un certo punto
Per quanto la liquidazione rappresenti una notizia importante, come detto, difficilmente può essere definita una sorpresa. Da tempo il progetto mostrava segnali di forte difficoltà. I continui rinvii accumulati negli anni, l’assenza di un’effettiva operatività e la mancanza di risultati concreti avevano progressivamente alimentato lo scetticismo.
Erano in molti a interrogarsi sulla sostenibilità economica dell’iniziativa. Costruire una compagnia aerea da zero significa affrontare investimenti enormi, procedure autorizzative complesse, costi operativi elevatissimi e margini di profitto spesso molto contenuti.
Lo sguardo si sposta su Etna Sky
La liquidazione di Aerolinee Siciliane inevitabilmente riporta l’attenzione sull’altro progetto che punta a creare un vettore con radici siciliane: Etna Sky. Non esistono elementi per ipotizzare che possa seguire lo stesso destino, si tratta di una società diversa, con una propria governance e un proprio piano industriale, e sarebbe scorretto stabilire paragoni affrettati.
È altrettanto vero, però, che il contesto nel quale dovrà operare rimane identico. Le difficoltà strutturali del mercato non cambiano in base al nome della compagnia e rappresentano la vera sfida che qualsiasi nuovo operatore dovrà affrontare. Anche su Etna Sky, infatti, non sono mancate osservazioni riguardo all’ambizione del progetto e alla complessità di inserirsi in un mercato altamente competitivo.
Il problema è più grande delle singole società
Negli ultimi trent’anni la Sicilia ha assistito alla nascita di numerosi progetti nel settore del trasporto aereo. Quasi tutti sono stati accompagnati da entusiasmo, attenzione mediatica e dalla promessa di offrire all’Isola una maggiore autonomia nei collegamenti.
Ma pochissime iniziative sono riuscite a consolidarsi nel tempo. Molte si sono fermate ancora prima di entrare realmente in attività, altre hanno avuto una vita brevissima. L’insularità genera certamente una domanda di trasporto importante, ma non basta a garantire la sostenibilità economica di una compagnia. Servono capitali consistenti, economie di scala, una flotta adeguata, una rete commerciale efficace e la capacità di competere con operatori che dispongono di risorse enormemente superiori.




















