È morto Igor Protti. Il mondo del calcio italiano piange per la scomparsa dell’attaccante, venuto a mancare a 58 anni dopo aver lottato a testa alta per tanti anni contro una malattia. Anche la Sicilia lo ricorda con affetto. Sebbene la sua carriera abbia toccato l’apice con i gol segnati a Bari e l’amore eterno promesso a Livorno, una parte fondamentale del suo cuore e della sua storia calcistica è rimasta per sempre legata a Messina, dove ha giocato per tre stagioni dal 1989 al 1992.
L’annuncio della scomparsa di Igor Protti
L’annuncio della morte di Igor Protti è stato dato dato dalla famiglia attraverso un ultimo messaggio scritto proprio dall’ex calciatore. Un commovente addio a chi lo ha amato: “Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile trovare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore sempre dimostratomi e totalmente ricambiato. Sperando che sia un arrivederci e non un addio”.
I tre anni d’oro al Messina
Igor Protti ha avuto una lunga carriera da calciatore. Il suo cammino in riva allo Stretto inizia nell’estate del 1989. Era un ragazzo di soli 22 anni, prelevato dal Livorno dopo un’esperienza in prestito alla Virescit Bergamo. A Messina si ritrova sulle spalle un’eredità pesantissima: sostituire un idolo assoluto come Totò Schillaci, appena passato alla Juventus. Una sfida che lo “Zar” decide di affrontare con umiltà e coraggio, conquistando partita dopo partita lo stadio Giovanni Celeste.
Quelli a Messina sono tre anni intensi, fatti di sudore e di rinascite calcistiche. Protti colleziona complessivamente 113 presenze in campionato e mette a segno 31 reti, dimostrando una fame di goal e una generosità fuor dal comune. Ma oltre ai numeri, a creare un legame viscerale con la tifoseria e la città è la sua straordinaria caratura umana. Lo “Zar” diventa un messinese d’adozione, un calciatore d’altri tempi capace di entrare in totale osmosi con la cultura e la passione del popolo siciliano.
La cessione forzata e il patto d’amore eterno
Nel 1992, nonostante la retrocessione del Messina, l’attaccante dichiarò di voler restare anche in Serie C. Fu la società, ridotta sul lastrico, a doverlo cedere al Bari per 6,5 miliardi di lire così da evitare il fallimento. Un addio doloroso che ha evitato il baratro finanziario del club, sigillando un patto d’amore eterno con la tifoseria messinese. Oggi che lo “Zar” non c’è più, Messina lo piange con lo stesso affetto di allora: non solo come il bomber implacabile della Serie A, B e C, ma come un simbolo indimenticabile di passione e lealtà sportiva.




















