A distanza di 306 anni dalla sua nascita – avvenuta il 25 luglio 1720 a Palermo –, Giovanni Evangelista Di Blasi continua a essere una delle personalità più importanti della cultura siciliana del Settecento. Il religioso benedettino è ricordato come uno dei primi grandi storici dell’Isola, capace di raccogliere documenti, testimonianze e fonti per costruire un racconto organico delle vicende locali. Un patrimonio che tuttora viene utilizzato e che lo ha reso celebre. La sua vita fu d’altronde profondamente legata allo studio e alla conoscenza. Entrato giovanissimo nell’ordine benedettino, trovò nel monastero di San Martino alle Scale un ambiente fertile per la formazione intellettuale. Qui si dedicò alla filosofia, alla teologia e alle discipline umanistiche, distinguendosi presto per la sua preparazione e per la capacità di coniugare sapere religioso e interesse storico.
La Sicilia raccontata attraverso i documenti
La vera grande passione di Di Blasi fu proprio la storia. In un’epoca in cui cresceva l’attenzione verso la ricerca delle fonti e la valorizzazione delle identità locali, il monaco palermitano iniziò un lungo lavoro di raccolta e analisi dei documenti antichi, con l’obiettivo di ricostruire il percorso della Sicilia attraverso i secoli.
Il risultato più importante di questa attività fu la “Storia civile del Regno di Sicilia”, una monumentale opera in cui raccontò l’evoluzione dell’Isola dalle origini fino all’età moderna. Un lavoro ambizioso, che affrontò non soltanto le vicende dei sovrani e dei governi, ma anche i cambiamenti delle istituzioni e della società siciliana. Accanto a questa pubblicazione si colloca la “Storia cronologica dei viceré, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia”, in cui ricostruì le figure dei governanti che si susseguirono nell’Isola durante il periodo della dominazione vicereale.
Giovanni Evangelista Di Blasi, lo storico al servizio del Regno
Il valore dei suoi studi gli garantì grande riconoscimento anche al di fuori degli ambienti religiosi. Nel 1777 fu nominato regio storiografo di Ferdinando III di Sicilia, incarico che confermò il ruolo centrale che aveva assunto nella cultura dell’epoca.
La sua attività si inserì inoltre in una delle più celebri controversie culturali del Settecento siciliano: la cosiddetta “arabica impostura”, la vicenda legata ai falsi manoscritti arabi presentati dall’abate Giuseppe Vella. Di Blasi, inizialmente convinto della loro autenticità, partecipò al dibattito che coinvolse alcuni dei maggiori studiosi siciliani del tempo.
Un’eredità ancora attuale
Giovanni Evangelista Di Blasi morì a Palermo nel 1812, ma il suo lavoro continua a rappresentare una delle fonti più preziose per lo studio della storia dell’Isola. La sua figura appartiene a quella generazione di intellettuali che contribuirono a costruire una coscienza culturale siciliana, attraverso la tutela della memoria e la ricerca delle proprie radici. A testimoniare la sua eredità è anche il fatto che gli è stata intitolata una via, nella sua città di origine, che collega Piazza Noce alla zona di Passo di Rigano.



















