ultimi articoli

Le Supplici debutta al teatro di Tindari: Moni Ovadia e Mario Incudine portano il carcere in scena

A Tindari il classico torna a parlare al presente. Il 24 luglio “Le Supplici” debutta con Ovadia, Incudine e un progetto che porta in scena anche i detenuti attori.

spot_imgspot_img
- Advertisement -

Dopo il grande successo al Teatro Greco di Siracusa, torna in scena con un nuovo allestimento Le Supplici di Eschilo al teatro di Tindari, firmato da Moni Ovadia e Mario Incudine. Uno spettacolo intenso e visionario che fonde tradizione classica e linguaggi contemporanei, interamente cantato, in siciliano con innesti di greco moderno e arabo, in scena il 24 luglio.

A rendere il debutto ancora più netto è il progetto che porta sul palco detenuti attori, compagnie del territorio e studentesse universitarie dentro un percorso concreto di teatro in carcere e reinserimento. In una Sicilia che spesso tiene insieme archeologia, arti contemporanee e pratiche sociali, Tindari prova a far convivere tutte queste linee in una sola scena.

Eschilo parla in siciliano

Il nuovo allestimento riprende un lavoro che dieci anni fa aveva già lasciato un segno importante a Siracusa, ma oggi si presenta con un assetto diverso e con un contesto altrettanto significativo. Al Teatro Antico di Tindari, questa versione della tragedia di Eschilo insiste sul rapporto tra testo antico e sensibilità contemporanea.

L’adattamento firmato da Kaballà porta “Le Supplici” interamente in siciliano, con innesti di greco moderno e arabo, in ottava rima e in forma cantata. Anche questo dato non va letto solo in chiave filologica o identitaria. Serve piuttosto a ridurre la distanza con il pubblico di oggi, facendo della tragedia una materia viva, più vicina all’ascolto che alla reverenza. Le musiche originali di Mario Incudine attraversano Grecia, Maghreb e Sicilia, mentre sul palco i musicisti dal vivo Antonio Vasta, Pino Ricosta e Manfredi Tumminello danno alla messinscena una trama sonora continua.

Detenuti attori entrano nel cuore della scena

Insieme agli interpreti professionisti entreranno dunque in scena i detenuti attori della Libera Compagnia del Teatro per Sognare, provenienti dalla Casa Circondariale di Messina e da quella di Barcellona Pozzo di Gotto, tra permessati, persone in semilibertà e in affidamento. Il loro ruolo riguarda i cantori e il coro, dunque una parte interna alla struttura dello spettacolo, non un inserimento simbolico posto ai margini.

Attorno a loro si muove un lavoro corale che coinvolge anche la Compagnia delle Signore di Patti e la compagnia Liberi di Essere Liberi delle studentesse dell’Università di Messina. Il progetto di teatro in carcere “Fil Rouge”, ideato da Daniela Ursino, tiene insieme formazione, disciplina e relazione, elementi che il palcoscenico rende visibili con particolare chiarezza. Sarebbe una forzatura leggerlo soltanto come un gesto artistico. Ma sarebbe altrettanto riduttivo considerarlo un semplice intervento sociale, perché la responsabilità della scena passa anche dalla qualità del lavoro richiesto a chi vi partecipa.

Adv

Daniela Ursino ha spiegato così il percorso di questi mesi: “I nostri ragazzi sono pronti ed orgogliosi di andare in scena diretti da Moni Ovadia e Mario Incudine. È stato un anno molto intenso per 4 gruppi di lavoro, dentro gli istituti penitenziari di Messina e di Barcellona P. G. e due sedi private esterne.”

Adv
Condividi questo articolo sui tuoi social...

ULTIMI ARTICOLI

consigliato da be

Stellantis&You Palermo accelera: un anno di crescita, innovazione e legame con il territorio

Il 2025 è stato un anno di crescita e trasformazione per Stellantis&You Palermo, segnato da interventi strutturali, innovazione nei servizi e risultati commerciali in...

non perderti

spot_img
spot_imgspot_img