Il complesso arcaico delle mura Timoleontee di Gela, risalente al IV secolo avanti Cristo, verrà mappato con l’utilizzo di specifiche tecnologie ad alta definizione digitale: l’iniziativa rientra nell’ambito di un progetto che farà interagire l’Università di Messina, con referente la professoressa Caterina Ingoglia, e l’ateneo statunitense della South Florida di Tampa, con il responsabile Davide Tanasi che seguirà lo sviluppo delle attività per conto dell’università Statunitense.
Il parco archeologico di Gela, diretto da Ennio Turco, ha finalizzato un protocollo ad hoc con l’ateneo messinese. Le mura Timoleontee sono strutture di fortificazione tra le più antiche in Sicilia. Furono innalzate, in epoca ellenistica, in tecnica mista. Il tempo e una manutenzione spesso limitata hanno fatto maturare la necessità di una verifica complessiva che con il progetto voluto dagli enti coinvolti permetterà di avere un quadro complessivo della consistenza attuale dei materiali, di tutti i dati strutturali e dei possibili metodi di intervento per il consolidamento.
La storia delle Mura Timoleontee di Gela
Le mura vennero scoperte nel febbraio del 1948 da Vincenzo Interlici, un contadino che possedeva un orto in quella zona, allora ricoperta da alte dune sabbiose. Stando ai racconti dell’agricoltore, una notte sognò un tesoro nascosto nel proprio terreno e affascinato da tale suggestione si mise subito a scavare finché non vide emergere, effettivamente, dei grossi blocchi di pietra squadrata. La scoperta assunse presto una caratura ben più ampia di quella immaginata: venne successivamente coinvolta la soprintendenza alle antichità di Agrigento e vari mesi dopo si iniziò a scavare sotto la direzione dell’archeologo Pietro Griffo.
Il sito custodisce gli antichi resti delle fortificazioni della città ellenistica, ricostruita da Timoleonte nel 339-317 a.C. dopo la distruzione cartaginese del 405 a.C. La scoperta ebbe grande importanza non solo perché all’epoca non erano noti gli eventi della storia di Gela successivi al 405 a.C., ma anche per l’eccezionale stato di conservazione delle mura stesse: grazie alle dune di sabbia che le avevano occultate per secoli, la costruzione in arenaria e mattoni crudi è rimasta intatta per circa tre quarti della sua estensione attuale.




















