Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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47 anni fa l’omicidio di Boris Giuliano, l’uomo che cambiò il modo di investigare sulla mafia

Il 21 luglio 1979 veniva assassinato a Palermo il capo della Squadra Mobile. La sua intuizione investigativa aprì la strada alle moderne indagini patrimoniali contro la mafia e continua a rappresentare un punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata.

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Oggi 21 luglio 2026 ricorre il 47esimo anniversario dell’uccisione di Boris Giuliano, storico capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da Cosa nostra mentre stava prendendo un caffè al bar Lux, nel capoluogo siciliano. Erano le otto del mattino del 21 luglio 1979 quando il vicequestore venne raggiunto alle spalle da sette colpi di pistola esplosi dal killer mafioso Leoluca Bagarella, uno degli uomini di punta dei Corleonesi.

La sua morte segnò una delle pagine più drammatiche della storia della lotta alla mafia in Sicilia, ma contribuì anche a rafforzare la consapevolezza della necessità di contrastare le organizzazioni criminali con strumenti investigativi sempre più sofisticati.

Questa mattina, alle 9, Alle ore 9, è stata posta una corona d’alloro dal questore e dal prefetto davanti alla targa che ne ricorda il sacrificio in via Francesco Paolo Di Blasi, luogo dove avvenne l’omicidio del poliziotto. Presenti anche diverse autorità civili e militari.

L’investigatore che aveva capito come seguire i soldi

Boris Giuliano fu tra i primi investigatori italiani a comprendere che per colpire davvero Cosa nostra non bastava arrestare i singoli boss: era necessario ricostruire i flussi finanziari e seguire il denaro. Le sue indagini sui rapporti tra mafia, traffico internazionale di droga e riciclaggio di capitali rappresentarono una vera rivoluzione metodologica.

Grazie alla collaborazione con autorità investigative statunitensi e all’analisi dei movimenti bancari, Giuliano intuì con largo anticipo la dimensione internazionale degli affari mafiosi, aprendo una strada che sarebbe stata percorsa negli anni successivi dai magistrati del pool antimafia e dalle forze dell’ordine. Proprio questa capacità investigativa lo rese una minaccia concreta per i vertici di Cosa nostra.

Negli anni il vicequestore è stato insignito della Medaglia d’oro al valor civile, mentre scuole, caserme, strade e iniziative dedicate alla cultura della legalità continuano a portarne il nome, mantenendo viva la memoria del suo esempio.

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