Una storia al limite del paradosso è quella di Liborio Princiotta, assunto a tempo indeterminato e andato in pensione poche ore dopo. L’episodio, avvenuto recentemente a Capo d’Olrando, incuriosisce per la sua singolarità ma, al tempo stesso, induce a una riflessione. Il sessantottenne, infatti, dopo oltre vent’anni di precariato nella scuola, ha finalmente ottenuto la cattedra di ruolo. Un traguardo atteso per anni che, tuttavia, è arrivato nel momento meno opportuno. Se da un lato questa conquista, seppur tardiva, rappresenta la realizzazione di un sogno inseguito con determinazione, dall’altro mette in luce quanto il percorso per diventare docente di ruolo sia lungo, complesso e spesso segnato da evidenti inefficienze del sistema.
Ventitré anni di precariato per una sola giornata da insegnante di ruolo
La mattina del 6 luglio Princiotta ha ricevuto la nomina a tempo indeterminato come insegnante di religione all’istituto “Merendino” di Capo d’Orlando. Poche ore dopo, però, si è ritrovato a festeggiare il pensionamento. I suoi 68 anni, infatti, corrispondono all’età prevista dallo Stato per lasciare il servizio. Originario di Brolo, aveva iniziato la sua carriera nel 2003, dopo aver conseguito la laurea in Scienze religiose. Nonostante l’età, ha comunque sostenuto e superato l’esame davanti alla commissione per ottenere l’immissione in ruolo, raggiungendo così un obiettivo inseguito per ben 23 anni.
Una vicenda che racconta i limiti del sistema scolastico
La storia di Liborio Princiotta dimostra certamente come la determinazione nel perseguire un sogno possa, prima o poi, essere ripagata. Allo stesso tempo, però, evidenzia le contraddizioni di un sistema scolastico che continua a costringere migliaia di insegnanti a lunghi anni di precariato, tra continui cambi di sede, trasferimenti e incarichi temporanei, senza riuscire a garantire una stabilità lavorativa in tempi ragionevoli.
Diverse ricerche universitarie stimano che in Italia ci siano circa 200 mila docenti precari su un totale di circa 900 mila insegnanti in servizio. Una percentuale che colloca il nostro Paese tra quelli con il più alto tasso di precariato scolastico in Europa. Una situazione che scoraggia i giovani dall’intraprendere la professione docente e che, inevitabilmente, finisce per incidere anche sulla qualità e sulla continuità del sistema educativo.

















