Per generazioni di cronisti siciliani, Piero Fagone è stato un maestro di vita oltre che di giornalismo. Le lenti spesse, il passo rapido, la capacità di arrivare sempre un attimo prima degli altri. Aveva un modo di stare “nelle” notizie che lo ha accompagnato per più di mezzo secolo, trasformandolo in uno dei testimoni più attenti della storia dell’Isola.
Con la sua scomparsa all’età di 91 anni, Palermo perde una voce che ha saputo raccontare la Sicilia senza mai smettere di ascoltarla, intrecciando politica, istituzioni e cultura con una lucidità rara. Piero Fagone, storico cronista del Giornale di Sicilia e figura centrale dell’informazione regionale, ha attraversato decenni di vita pubblica con rigore e competenza, diventando un punto di riferimento per redazioni, associazioni di categoria e istituzioni, che oggi ne ricordano la capacità unica di leggere la complessità del territorio.
Una carriera che ha segnato la storia dell’informazione
Nato a Floridia nel 1935, Piero Fagone si avvicinò al giornalismo giovanissimo, iniziando dal settore sportivo, una palestra che per molti cronisti del secondo Novecento rappresentò il primo passo verso la professione. Collaborò con il Corriere dello Sport e con la Rai, prima di approdare all’Agenzia Giornalistica Italia, dove per quasi trent’anni fu responsabile della redazione siciliana. Parallelamente, divenne una delle firme più riconoscibili del Giornale di Sicilia, seguendo la politica regionale come cronista parlamentare e notista, raccontando le stagioni più delicate della vita istituzionale dell’Isola, dal milazzismo alle crisi di governo, dalle trasformazioni dei partiti alle vicende dell’Assemblea regionale siciliana.
La sua autorevolezza lo portò a ricoprire ruoli di primo piano anche fuori dalle redazioni. Piero Fagone fu presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, dirigente dell’Associazione siciliana della Stampa, presidente regionale del CONI Sicilia, dirigente della Federazione Italiana Vela e consigliere della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, con cui mantenne un legame profondo. Capo d’Orlando, che nel 2019 gli conferì la cittadinanza onoraria, lo considerava un punto di riferimento culturale, capace di custodire e valorizzare la memoria della famiglia Piccolo e di accompagnare la crescita della città attraverso la rassegna “Vita e Paesaggio di Capo d’Orlando”.
Nel 2025 Assostampa Sicilia gli aveva conferito il premio “Una vita per il giornalismo”, riconoscimento destinato ai professionisti che hanno dedicato oltre cinquant’anni alla professione. Piero Fagone non aveva mai abbandonato la scrittura, fedele a un’idea del giornalismo come servizio pubblico: raccontare i fatti con equilibrio, competenza e senso critico.
Il cordoglio delle istituzioni e della categoria
La notizia della scomparsa ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo dell’informazione e nelle istituzioni. Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha ricordato Piero Fagone come “decano del giornalismo siciliano e protagonista di una straordinaria carriera vissuta sempre con rigore, competenza e grande senso delle istituzioni”, sottolineando come il suo lavoro abbia contribuito “alla crescita della comunità e alla qualità dell’informazione”. Lagalla ha espresso vicinanza alla famiglia, in particolare al figlio Virgilio, vice capocronista del Giornale di Sicilia, assicurando che la città “custodirà con riconoscenza il ricordo del suo esempio di professionalità e passione civile”.
Anche Assostampa ha dedicato un ricordo intenso di Piero Fagone, affidato alle parole di Daniele Billitteri, che lo ha definito un maestro capace di parlare “tutte le lingue della città”, un cronista che conosceva ogni strada di Palermo e che ha saputo essere “capo nel ruolo e soldato nei fatti”, sempre accanto ai colleghi più giovani, senza spocchia e senza mai far pesare la sua esperienza.
Insieme alle altre testate siciliane, anche la redazione di BE Sicily Mag si stringe attorno al figlio e collega Virgilio e a tutta la sua famiglia nel cordoglio per la perdita di un cronista di razza, un professionista che ha saputo intrecciare politica, sport, cultura e rappresentanza istituzionale, costruendo un modello di giornalismo radicato nel territorio e capace di raccontarne le trasformazioni.


















