A soli quindici anni, Danilo Faso ha già scritto la storia. Il giovane palermitano, infatti, ha vinto l’Europeo U19 di tennistavolo, diventando il primo italiano a conquistare questo successo. Un oro a cui il Paese probabilmente non aveva neanche auspicato alla vigilia della competizione, considerando che l’atleta ha dovuto confrontarsi con avversari più grandi di lui, sia in termini anagrafici che di esperienza. Nonostante ciò, il piccolo talento siciliano ha scalato le gerarchie, a soli dodici mesi di distanza dal successo nella categoria U15. È così che l’Italia ha il suo nuovo Sinner.
L’impresa di Danilo Faso
È stata un’impresa tutt’altro che semplice quella di Danilo Faso, che nei primi turni dell’Europeo U19 a Gondomar, in Portogallo, ha battuto in ordine il greco Georgios Kosmas, l’ungherese Mark Gergely, il serbo Uros Ninkovic, il portoghese Tiago Abiodun, il polacco Patryk Zyworonek e il russo Aleksei Samokhin. La semifinale, vinta per 4-3, era già stata combattuta, ma è stato alla finalissima contro il diciottenne francese Nathan Pilard che il palermitano ha dovuto dare il meglio di sé, dato che è andato subito sotto di 2-0. Non si è, tuttavia, demoralizzato ed è riuscito a rimontare per il 4-2 finale.
“Danilo Faso ha fatto emozionare una nazione intera”, ha commentato Renato Di Napoli, presidente della Federazione Italiana Tennistavolo. “Sia in semifinale sia in finale è andato sotto 2-0, poi è stato capace di strepitose rimonte. Il 4-2 contro Pilard in finale è stato un autentico capolavoro. Ha vinto grazie alla sua tecnica da primo della classe, unita a una determinazione e a un’aggressività agonistica fuori dal comune. È un grandissimo risultato per l’Italia”.
Chi è Danilo Faso
I successi di Danilo Faso sono indubbiamente merito del suo talento, ma anche di chi lavora quotidianamente con lui per migliore le sue performance, come il Antonino Amato. Ma non solo. Perché il tennistavolo è un affare di famiglia per il giovane atleta, figlio del palermitano Marco Faso e dell’ucraina Yuliya Markova. Entrambi hanno un passato da giocatori e gli hanno trasmesso questa passione.
“Ho cominciato a cinque anni, mamma allenava i bambini e mi portava con lei, così ho iniziato pure io. Mi piace innanzitutto perché uno sport individuale e poi è una disciplina veloce e tecnica, dove devi sempre rimanere concentrato”, ha spiegato in passato Danilo ad Avvenire.





















