È una delle migliori promesse del tennis italiano, la racchetta era scritta nel destino visto che il papà Francesco è stato prima un giocatore del circuito Atp e poi lo storico allenatore di Roberta Vinci: Federico Cinà, tennista diciannovenne palermitano, si racconta a BE Sicily Mag. Reduce dall’esperienza di Wimbledon, uscito ad un passo dall’ingresso nel tabellone principale, il prodigio del Country Club riavvolge il nastro e ripercorre gli inizi della propria carriera.
“Sono nato con la racchetta – ha svelato Cinà nell’intervista rilasciata per l’edizione di aprile 2026 – ho sempre giocato a tennis. A due anni stavo fermo in piedi e facevo i movimenti col braccio, cercando di colpire la pallina con le mani. Amore a prima vista, proseguito nel tempo. Un paio di volte ho provato anche a giocare a calcio ma non è stato lo stesso. All’inizio giocavo a tennis solo per divertirmi, poi ho iniziato a fare doppie sedute dedicando sempre meno tempo alle altre cose. Non è stato facile coniugare tennis e studio ma alla fine ho terminato il mio percorso scolastico e adesso posso interamente dedicarmi allo sport”.
Federico Cinà si racconta, il rapporto col papà Francesco
Il papà Francesco è l’allenatore di Federico ma oltre ad essere stato un tennista professionista del circuito ATP, ha allenato la campionessa Roberta Vinci. In realtà il tennis è proprio un affare di famiglia, visto che la mamma Susanna, negli anni ’90, ha gareggiato nel circuito WTA nel doppio. “Guardavo le partite da piccolo e sognavo di giocarle – ha dichiarato Cinà – oggi ci sto provando. Anzi, lo sto facendo con mio papà. In campo, essendo il mio maestro, è un po’ più duro ma nella vita quotidiana è decisamente più permissivo. Abbiamo il classico rapporto padre-figlio, cerchiamo di parlare d’altro al di fuori degli allenamenti”.
L’idolo di Cinà è Novak Djokovic: Nole, per il prodigio palermitano, è un’autentica fonte di ispirazione. “Mi ispiro a Djokovic, ho avuto modo di incontrarlo ma non di conoscerlo. Mi piacerebbe molto”.
Federico Cinà si racconta, tra prime vittorie e riti propiziatori
Il 2025 è stato l’anno dei primi successi, nel 2026 il tennista palermitano punta a ritagliarsi un piccolo spazio nel circuito. “La prima vittoria in ATP, a Miami, è stata una grande emozione. Un po’ inaspettata dato che non avevo mai giocato in un torneo di questa categoria. Poi è stato bello giocare a Roma, in casa, in un Master 1000. Nel 2025 ho scalato il ranking, voglio continuare in questo anno ad allenarmi al massimo e togliermi altre soddisfazioni. Non ho un rito fisso prima delle gare ma in qualche torneo mi è capito di sperimentare un routine. A Pune, ad esempio, ogni giorno ascoltavo la stessa playlist nel tragitto verso il campo. Sono un amante del rap italiano, mi piace Sfera Ebbasta”.
Viaggi intercontinentali frequenti ma la Sicilia rimane la meta preferita
La vita del tennista è fatta di viaggi continui, per partecipare ai vari tornei internazionali. “Più viaggi più diventa un’abitudine – ha spiegato Cinà – soprattutto se lo fai per inseguire una passione. Lo scorso anno mi sono innamorato di New York, giocando gli Us Open. Avrei voluto fermarmi per qualche giorno ma non abbiamo molto tempo. In alcuni luoghi magari si fa maggiore fatica ad ambientarsi: in India, ad esempio, ho trovato un mondo diverso. Dal cibo alla cultura: ho avuto anche una disavventura, legata ad una intossicazione alimentare che ha messo a rischio il torneo. Fortunatamente l’ho superata e ho anche vinto. Cerco di tornare in Sicilia almeno una volta al mese, mi mancano le persone. Papà è sempre con me, mamma viene a vedermi in qualche torneo, mia sorella Giulia invece vive a Roma. I miei nonni – conclude – quando rientro mi fanno trovare sempre i dolci a tavola perchè sanno che non riesco a rinunciarci. E’ sempre bello ritrovare parenti e amici”.




















