L’8 settembre viene festeggiata in tutto il mondo la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione. L’obiettivo è richiamare l’attenzione sull’importanza fondamentale dell’alfabetizzazione per la costruzione di società più giuste, pacifiche e sostenibili. Celebrata in tutto il mondo dal 1967, la Giornata invita politici, istituzioni, professionisti e opinione pubblica a rinnovare il proprio impegno per garantire l’alfabetizzazione a tutti. L’alfabetizzazione è un diritto umano fondamentale ed una condizione essenziale per il pieno godimento di molti altri diritti e libertà. Permette alle persone di accedere alle informazioni, partecipare alla vita pubblica, proseguire il proprio percorso di apprendimento ed esercitare un maggiore controllo sulle decisioni che riguardano la loro vita.
Un diritto umano fondamentale
L’alfabetizzazione è una base per consentire alle persone di acquisire maggiori conoscenze, competenze, valori, per promuovere una cultura di pace duratura basata sul rispetto dell’uguaglianza e della non discriminazione, dello stato di diritto, della solidarietà, della giustizia, della diversità e della tolleranza e per costruire relazioni armoniose con se stessi, con le altre persone e con il pianeta.
Nel 2022, tuttavia, almeno un adulto su sette di età pari o superiore a 15 anni (765 milioni) non aveva competenze di alfabetizzazione di base. Inoltre, milioni di bambini stanno lottando per acquisire livelli minimi di competenza in lettura, scrittura e matematica, mentre circa 250 milioni di bambini di età compresa tra i 6 e i 18 anni non vanno a scuola.
Il tema scelto dall’Unesco
Il tema scelto dall’Unesco – L’alfabetizzazione per le persone, il pianeta e la prosperità – non è uno slogan. È un problema serio e una sfida da affrontare quotidianamente, un percorso e un orizzonte. Senza alfabetizzazione non c’è cittadinanza, non c’è sostenibilità, non c’è futuro. Saper leggere e scrivere non è una competenza tecnica: è “possibilità” di vivere, di esserci, di esistere. È ciò che permette di comprendere le crisi globali, di orientarsi nell’informazione, di difendersi dalle disuguaglianze, di immaginare alternative.
Secondo il rapporto internazionale dell’OCSE, Education at a Glance 2025, nel nostro Paese ben il 37% degli adulti non raggiunge il livello minimo di alfabetizzazione: un dato che colloca l’Italia in forte affanno rispetto alla media dei Paesi OCSE, che si attesta al 27%.
In Sicilia dati sconfortanti
L’alfabetizzazione in Sicilia presenta storicamente tassi di criticità superiori alla media nazionale, pur mostrando progressi dai tempi dell’Unità d’Italia a oggi.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità, raccolti nell’ambito dell’Indagine 2025 sulla lettura in famiglia, offrono una spiegazione del fenomeno partendo direttamente dalla culla. Nei primi mesi di vita di un bambino, infatti, la lettura ad alta voce ha effetti benefici determinanti sullo sviluppo cognitivo e relazionale, eppure l’indagine rileva che nella fascia d’età tra i 2 e i 5 mesi ben il 53,3% dei neonati non è mai stato esposto alla lettura di un libro. Il panorama nazionale mostra inoltre una profonda spaccatura territoriale tra le diverse aree del Paese: in Friuli-Venezia Giulia, la quota di neonati a cui non è mai stato letto un libro si ferma al 33,7%; in Sicilia, al contrario, la percentuale di bambini esclusi dalla lettura sale al 68,2%;
Più in generale, le regioni del Sud Italia presentano i tassi di esclusione più alti e registrano anche le percentuali più basse di bambini a cui i genitori leggono storie quotidianamente. Al crescere dell’età dei bambini si nota un parziale recupero, ma il quadro complessivo resta debole. Nella fascia d’età tra gli 11 e i 15 mesi, la percentuale di bambini esposti alla lettura sale al 68,3% (con un restante 31,7% di bambini a cui non viene mai letto nulla). Nonostante il miglioramento, l’Istituto Superiore di Sanità evidenzia che nelle aree meridionali il dato di esclusione rimane sensibilmente superiore rispetto alla media nazionale.
A Catania l’incidenza dell’analfabetismo si attesta storicamente intorno all’8,4% della popolazione secondo gli studi di settore, risultando tra le percentuali più alte registrate nelle grandi città italiane con oltre 250.000 abitanti. La città etnea registra la percentuale più alta di analfabeti tra i comuni italiani con più di 250.000 abitanti, precedendo Palermo e Bari. Il tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione nella zona tocca picchi rilevanti, arrivando fino al 26,5%, un valore significativamente superiore alla media nazionale e lontano dagli obiettivi europei.



















