Per otto giorni Contessa Entellina racconta una Sicilia che non coincide con una sola lingua e una sola tradizione religiosa. Dall’1 all’8 settembre 2026 Kuntisa riunisce spettacoli, incontri e celebrazioni legate a Maria Santissima della Favara, ma l’appuntamento è soprattutto una finestra sulla comunità arbëreshë del paese palermitano.
Il termine indica i discendenti delle popolazioni albanesi arrivate nell’Italia meridionale tra il XV e il XVIII secolo. Non sono, dunque, una recente comunità migrante e non parlano semplicemente l’albanese di oggi: conservano una varietà storica che si è trasformata nei secoli a contatto con il siciliano e l’italiano.
Una Sicilia con radici albanesi
Contessa Entellina non è l’unico centro arbëreshë dell’Isola. La stessa storia attraversa Piana degli Albanesi, Santa Cristina Gela, Palazzo Adriano e Mezzojuso, con intensità e forme differenti. Lingua, cognomi, ricette, abiti cerimoniali e memoria familiare compongono un patrimonio che non vive soltanto nei musei.
A renderlo particolarmente visibile è il rito greco-bizantino, celebrato nell’ambito dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Icone, canto liturgico e gesti della tradizione orientale convivono con l’appartenenza alla Chiesa cattolica. È una distinzione importante: parlare di rito bizantino non significa parlare di una comunità ortodossa.
La tutela dell’arbëreshë non è un esercizio nostalgico. Come accade per molte lingue minoritarie, la trasmissione quotidiana si indebolisce quando le generazioni più giovani studiano e lavorano altrove. La festa diventa così uno dei momenti in cui parole, suoni e pratiche escono dall’ambito privato e tornano nello spazio pubblico.
Il programma di Kuntisa 2026
L’edizione 2026 si svolge nel centro storico dall’1 all’8 settembre. Il calendario comprende serate di spettacolo, una notte bianca il 5 settembre, iniziative dedicate all’identità arbëreshë il 6 e gli appuntamenti religiosi che accompagnano il paese verso la processione conclusiva dell’8 settembre.
Il nome Kuntisa richiama la denominazione arbëreshë di Contessa. La manifestazione mette insieme devozione e racconto civile: la festa patronale resta il centro del calendario, mentre musica, gastronomia e attività culturali permettono di spiegare ai visitatori ciò che altrimenti rischierebbe di apparire soltanto folclore.
Una tradizione da vedere senza trasformarla in cartolina
Il modo più corretto di avvicinarsi a Kuntisa è osservare la vita del paese oltre i costumi cerimoniali. La minoranza arbëreshë non è una scena immobile del Quattrocento, ma una comunità contemporanea che decide ogni giorno quanto e come conservare il proprio patrimonio.
Prima della visita conviene controllare il programma del Comune, perché orari e luoghi possono cambiare. Resta invece fermo il significato dell’appuntamento: in un piccolo centro dell’entroterra palermitano, settembre mostra che l’identità siciliana è da secoli plurale.



















