Al 28 luglio 2026 i satelliti analizzati da ISPRA avevano rilevato in Sicilia circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco. Era il dato regionale più alto d’Italia; la provincia di Agrigento superava da sola i 67 chilometri quadrati. È un bilancio già enorme, ma non è ancora il conto definitivo dell’estate.
Altre organizzazioni hanno diffuso cifre differenti. Il contrasto non prova che un ente sbagli: periodi osservati, soglie, fonti e grandezze possono cambiare. Mettere insieme i numeri senza leggere la metodologia produce una somma priva di significato.
Chilometri quadrati, ettari e numero di roghi
Un chilometro quadrato corrisponde a 100 ettari. La conversione è semplice, ma non basta per confrontare due rapporti. ISPRA usa dati satellitari per mappare le superfici percorse dal fuoco; un’associazione può contare gli eventi segnalati in un periodo diverso o applicare criteri propri.
Anche il numero degli incendi e la superficie bruciata raccontano fenomeni distinti. Molti focolai piccoli possono produrre meno danno di un solo evento esteso. E una superficie attraversata dalle fiamme non coincide automaticamente con un bosco distrutto: può comprendere coltivi, pascoli, macchia e aree già degradate.
Perché la Sicilia brucia così tanto
Caldo, siccità, vento e vegetazione secca aumentano la facilità di propagazione. Abbandono dei terreni, manutenzione insufficiente, continuità del combustibile e difficoltà di accesso complicano lo spegnimento. Le cause di innesco vanno invece stabilite caso per caso.
Dire che tutti gli incendi sono dolosi è scorretto finché indagini e statistiche non lo dimostrano. Esistono azioni criminali, comportamenti colposi e riaccensioni; esistono anche accertamenti che non riescono a individuare con certezza l’origine. La prevenzione deve funzionare prima del verdetto giudiziario.
Il dato che serve dopo l’emergenza
Il bilancio utile non può fermarsi agli ettari. Deve distinguere aree protette, boschi, terreni agricoli e infrastrutture, indicare tempi di intervento e verificare la capacità di recupero degli ecosistemi. Serve inoltre seguire il rischio idrogeologico che cresce quando il suolo rimane esposto alle piogge autunnali.
A settembre i valori vanno aggiornati con lo stesso metodo usato in luglio. La fotografia di ISPRA resta un punto fermo: la Sicilia è stata l’epicentro nazionale della stagione degli incendi. Per capire perché e intervenire, però, occorre resistere alla tentazione di trasformare dati diversi in un’unica cifra sensazionale.





















