Quando si varcano le porte della Fabbrica di Anice Tutone, in via Garibaldi, a Palermo, ci si immerge nell’odore inconfondibile dell’anice. È l’aroma della cosiddetta acqua e zammù, una bevanda molto conosciuta in Sicilia e non solo. È infatti quella semplice miscela che nelle case dei nonni non può mai mancare, soprattutto nel periodo estivo, ma anche nel resto dell’anno. Un solo sorso è sufficiente per far riaffiorare i ricordi più cari, quelli che ci riportano ai nostri avi. Sono stati proprio loro infatti a tramandare, di generazione in generazione, il rituale.
Cos’è l’Anice Tutone: le proprietà dell’acqua e zammù
Quando si parla di anice, non si può che far riferimento all’Anice Unico Tutone, una bevanda spiritosa ad altissima gradazione alcolica (60 gradi) che a Palermo viene preparata dal 1813. In dialetto è meglio conosciuto come zammù. Il termine è un’abbreviazione di “zambuco”, da “sambuco”, una pianta dai cui semi e fiori si producono estratti e oli essenziali dalle svariate proprietà, da quella digestiva a quella antireumatica, passando per quella diuretica.
Per ogni siciliano, però, questa antica bevanda a base di anice, mischiata in piccole quantità con l’acqua, ha soprattutto una funzione dissetante. In pochi secondi infatti ha la capacità di rinfrescare il palato di chi la beve, anche nei giorni più caldi. In estate è un vero e proprio must have in tutte le case.

La storia della Fabbrica di Anice Tutone
La storia della Fabbrica Tutone, dove nascono le celebri bottigliette di anice, inizia più di due secoli fa, quando Lorenzo Tutone costruì un chiosco in un punto strategico della città, a piazza Fieravecchia, oggi conosciuta come piazza Rivoluzione. Il ricordo di questa prima fase dell’azienda è ancora vivo. Nell’etichetta dell’Anice Unico, infatti, c’è un dettaglio inconfondibile, che riporta a quei tempi. Non in molti l’avranno notato, probabilmente. Facendo attenzione, tuttavia, si può vedere una piccola riproduzione del Genio di Palermo. Una sua rappresentazione (tra le tante in città) si trova proprio nel luogo in cui sorgeva il primo stabilimento.
Nello stesso luogo, in quel periodo, veniva adibito un mercato, della portata di quelli di Ballarò, della Vucciria e del Capo, che adesso non esiste più. Il chiosco Tutone che lì sorgeva diventò subito il più frequentato, sia per la posizione ideale, a due passi dal Teatro Santa Cecilia, ai tempi il più importante di Palermo, che per la suddivisione funzionale del negozio, che aveva due spazi adibiti alla vendita. Il proprietario pensò di dedicare l’area del chiosco al cosiddetto popolino, mentre l’aristocrazia veniva servita nel laboratorio. Una scelta che i nobili del tempo apprezzarono molto. Così l’Anice Unico divenne un prodotto per tutti, ricchi e poveri.

L’Anice Tutone come lo conosciamo oggi
Prima di arrivare all’Anice Tutone così come lo conosciamo oggi, tuttavia, ne è passato di tempo. Nella prima metà dell’800, Giuseppe Tutone, il figlio di Lorenzo Tutone, decise infatti di cominciare a utilizzare un olio essenziale prodotto non dal comune anice, ma dall’anice stellato, caratterizzato da una fragranza più intensa. Inoltre, lo lasciò macerare direttamente nell’alcol, producendo così quello che oggi si conosce come anetolo. La sua intuizione fu cruciale per la storia del marchio. Così infatti diede vita a una nuova ricetta, tramandata di generazione in generazione dalla famiglia Tutone. Una ricetta che resta segreta fino ai giorni nostri.
Questa deliziosa bevanda spiritosa infatti viene ancora prodotta e acquistata da molti. Nel 1930 la produzione venne trasferita nell’attuale stabilimento di via Garibaldi, tuttora visitabile grazie alla cooperativa turistica Terradamare. Cinquant’anni dopo, l’azienda cambiò ufficialmente il nome in Fratelli Tutone Anice Unico. Oggi la storica realtà palermitana viene portata avanti dalla settima generazione della famiglia, che continua a produrre non solo l’Anice Unico, ma anche tanti altri prodotti come il limoncello, l’aperitivo e l’amaro.




















