“Leuta” è l’ultimo libro dello scrittore messinese Mario Falcone, uscito lo scorso novembre in tutte le librerie e recentemente proposto dal professor Gianpiero Gamaleri per essere candidato alla prossima edizione del Premio Strega (con lui anche altri 5 siciliani). Il romanzo, pubblicato a novembre 2024, è il più intimo e introspettivo dell’autore, che qui racconta di ritorni a casa e di riscoperta di sé.
Dalla Sicilia a Leuta: il legame con l’isola tra romanzo e realtà di Mario Falcone
Uno dei temi trattati in “Leuta” è il rapporto tra l’isola che dà il titolo al libro (che rappresenta la Sicilia) e il continente, essenziale nell’esperienza del protagonista del romanzo, come in quella del suo autore. Così come Enrico Criaco, personaggio principale, Mario Falcone ha infatti trascorso molti anni lontano dalla sua terra. Roma è stata per lui una seconda casa e qui ha avuto una ricca carriera come sceneggiatore televisivo, prima di dedicarsi alla scrittura di diversi gialli e noir ed infine decidere di dar voce al suo lato più introspettivo.
La Sicilia, però, come racconta a Be Sicily Mag, è per lui ancora casa. “È il posto in cui sono nato e cresciuto e che non ho mai dimenticato pur andando via. Secondo me è l’isola più bella del mondo. E poi la Sicilia è come una madre, è il luogo delle radici. Io ho girato il mondo e ogni volta che ho incontrato siciliani, tutti manifestavano la nostalgia e la voglia di tornare. Io l’ho tradotta in fatto compiuto, tornando a Messina”. Allo stesso modo, per Enrico, l’isola fittizia di Leuta rappresenta il luogo in cui ritrovare se stesso. Tornare significa cercare la pace e dover fare i conti con tutti gli imprevisti e le sfide che la vita gli pone d’avanti.
Il tema del ritorno, tra suggestioni classiche ed esperienza di vita
Se per Mario Falcone andare via è stata una scelta lavorativa e tornare un’opportunità di ritrovare “le radici, gli odori, i ricordi di tutte le persone care”, Enrico scappa invece da Leuta perché non riesce a metabolizzare un grande dolore e torna per cercare di rimettere la sua vita a posto. “Ci sono operazioni che non si possono fare in un luogo che non conosci. Anche a me è successo con Messina, di trovarla cambiata e sentirmi anche disorientato, ma di sentirla sempre e comunque la mia città“, ha spiegato l’autore. È evidente che nel romanzo ci sia molto della vita privata dello scrittore. “Si tratta pur sempre di un’opera di finzione – precisa – ma per la prima volta ho scritto un romanzo intimista e ho attinto alla mia esperienza di essere umano che torna a casa e deve fare i conti con tante cose. In una certa misura, si mette sempre un po’ di se stessi in ciò che si scrive”.
Con lo scorrere della trama, nella lettura di “Leuta“, ci si accorge che ritrovare la propria dimensione, dopo essere tornati a casa, non è facile come il protagonista aveva sperato. “Dopo 50 anni in un luogo, spostarsi e ricominciare è difficile. Anche se è la tua terra, perché dopo tanto tempo non la riconosci. La vita, poi, ti pone sempre davanti degli imprevisti”. Per Enrico, questi imprevisti prendono forma nella necessità di tutelare la propria terra da chi vuole sfruttarla e nell’incontro con una persona che lo spinge a rimettersi in gioco e riaprire un capitolo della sua vita che credeva chiuso, quello dell’amore.
“Questo – aggiunge Mario Falcone – è un romanzo molto complesso perché va a scavare nell’anima di questo personaggio. Ha diversi temi: la colpa e la ricerca della redenzione, il rapporto con l’isola e i suoi elementi naturali, l’amore, la spiritualità. Quest’ultimo aspetto è qualcosa a cui tengo, perché il richiamo alla spiritualità è un richiamo alla parte più profonda di noi stessi”.
Le corrispondenze tra Leuta e la Sicilia
Leuta, inoltre, sembra spesso richiamare luoghi e caratteristiche della Sicilia, dai paesaggi e il legame con il mare, al dialetto e la presenza di figure come Venerina, che si ispira in particolare alle mavare delle isole Eolie. “Avrei potuto ambientare il libro a Messina ma avrei avuto troppi vincoli. Così ho potuto inserire tutto quello che volevo e spostare la narrazione su un piano quasi mitologico”. L’atmosfera del romanzo, in effetti, si fa a tratti onirica e le suggestioni date dal tema del ritorno sono tante. “Chiaramente ho pensato subito alla storia Ulisse, ma poi anche a quella di Andrea Cambria di Horcynus Orca e a tante altre”. In questo contesto, un luogo inventato ha una valenza simbolica. “Leuta è un mondo immaginario, è la mia Camelot, un posto magico del mito, in cui trovare tutto: dall’amore a nuove sfide”.
La proposta per il premio Strega e i nuovi progetti in cantiere di Mario Falcone
Dopo aver intrapreso la strada dell’introspezione in quest’opera intimista, Mario Falcone anticipa che tornerà con un nuovo romanzo storico (com’era stato quello d’esordio, “L’alba nera”). “Io credo che uno scrittore si debba confrontare con tutti i generi. L’importante è che siano storie dai temi universali”, spiega. Riguardo alla nuova opera, già conclusa, non si sbottona molto, ma parla di una forte protagonista femminile e di un’ambientazione rinascimentale.
Al momento, tutte le attenzioni restano concentrate su “Leuta” che verrà rispresentato alla Feltrinelli di Messina venerdì 28 febbraio. Sulla sua recente proposta per le candidature del Premio Strega, ha dichiarato: “Il fatto che una persona, un intellettuale, che non mi conosceva, lo abbia scelto, mi ha dato la misura che ho fatto un buon lavoro. Significa tanto, anche se non dovesse andare avanti. È motivo di vanto”.
“Sono contento anche di essere in compagnia di Nadia – ha aggiunto poi in riferimento a Nadia Terranova, l’altra messinese tra le proposte con il suo “Quello che so di te” – È una mia carissima amica e penso che con questo suo ultimo libro arriverà lontano”.





















