La tradizione della vampa di San Giuseppe è un rito antico che risale alla vita contadina siciliana di un tempo, ma che vive ancora oggi tra contraddizioni e polemiche. Il fuoco purificatore, che originariamente segnava il passaggio dall’inverno alla primavera, oggi è diventato un simbolo di sfida contro le istituzioni, attirando su di sé molte critiche. Eppure, a Palermo c’è qualcuno che sta lavorando affinché questo costume possa essere preservato in sicurezza.
Vampa di San Giuseppe: l’origine di un’antica tradizione
Bruciare ciò che è vecchio per fare spazio al nuovo, questo il messaggio che si cela dietro le vampe di San Giuseppe, che la notte tra il 18 e il 19 marzo illuminano i quartieri popolari di Palermo. È difficile collocare nel tempo le origini di questa tradizione popolare, ma ci sono testimonianze riportate dall’etnologo Giuseppe Pitrè già a partire dell’Ottocento. Legname e vecchi mobili già allora venivano accatastati, tradizionalmente dai bambini, dando vita a grandi falò.
A fornire il suo racconto delle vampe è stato in passato anche l’antropologo Ignazio Buttitta, come riportato dal Giornale di Sicilia: “La forma della catasta è per lo più conica perché deve essere quanto più alta possibile e la sua cima esibisce spesso qualche oggetto curioso. L’accensione, che deve avvenire quannu scura, è un momento considerato pericoloso: a occuparsene sono perciò i ragazzi più grandi. Non devono essere utilizzati materiali che possano interrompere la combustione”.

Il significato delle vampe di San Giuseppe
La vampa di San Giuseppe non è solo un gesto di festa, ma un richiamo al fuoco purificatore simbolo di rinascita e di passaggio dall’inverno alla primavera. Ma c’è anche chi sostiene che la tradizione si leghi alla vita stessa del Santo protettore dei falegnami. Si racconta, infatti, che San Giuseppe, in attesa che Maria partorisse all’interno della grotta a Betlemme, sia andato da un albergatore per avere aiuto per accendere un fuoco, così da riparare la moglie dal freddo della notte. Questo, però, avrebbe preteso che Giuseppe portasse il fuoco nel suo mantello e quest’ultimo miracolosamente non bruciò.
La tradizione della vampa di San Giuseppe oggi a Palermo
Ancora oggi i quartieri popolari di Palermo, e non solo, si dedicano alla vampa di San Giuseppe, che è molto diffusa anche nei paesi limitrofi al capoluogo siciliano come Gratteri, Grisì e Misilmeri, nonché alle altre provincie dell’Isola. A Marettino, ad esempio, il falò prende il nome di dummuniara. I tradizionali festeggiamenti rappresentano uno dei momenti più attesi dell’anno, unendo riti religiosi al folklore grazie anche alla presenza dell’immancabile vampa. Nonostante ciò, ogni anno, vengono emessi dei divieti per evitare che questa tradizione possa rappresentare un vero e proprio pericolo per i cittadini e, soprattutto, per i bambini che vi prendono parte. Ogni 19 marzo purtroppo le cronache si riempiono infatti di racconti e immagini che mostrano il degrado nel quale sfocia molto spesso questa usanza.
La proposta per una “vampa” più sicura a Palermo
Salvaguardare un’antica tradizione è fondamentale per le istituzioni locali che, però, ne riconoscono anche la pericolosità. È nata così la proposta di Giuseppe Federico, presidente della seconda Circoscrizione di Palermo, di individuare dei siti sicuri in cui si possano realizzare le tradizionali vampe senza danni e disagi per nessuno. “Si tratta di un’usanza molto sentita che potrebbe essere regolamentata dal sindaco e dall’amministrazione comunale, come già avviene in altre località italiane. Si potrebbero individuare otto siti, uno per ciascuna circoscrizione, regolamentando e garantendo ogni misura di sicurezza necessaria. Ad esempio, si potrebbe prevedere l’installazione di lastre di ferro sotto le cataste di legna e svolgere l’intera manifestazione sotto la supervisione dei vigili del fuoco e della forestale. In questo modo, sarebbe possibile preservare questa tradizione nel tempo, rendendola sicura e sostenibile per la comunità”, ha affermato in una nota. Chissà che il suo appello non venga accolto in vista del prossimo anno.


















