Trascorsi ormai 47 anni dalla tragica morte del noto attivista politico Peppino Impastato da Cinisi, in provincia di Palermo, l’aura che ci riporta alla lotta alla mafia dal basso di quell’epoca, per nulla scontata, non si è affievolita, tutt’altro.
Ogni anno, giunti al 9 di maggio, la memoria, quella vera, quella che non si perde, viaggia subito a quel fatidico giorno di primavera nelle campagne della provincia palermitana, un cinisaro come pochi, che si è distinto dall’omologazione del popolo alle soverchie, ai soprusi, alla violenza, quella reale e cruenta che devasta il corpo e anche l’anima.
L’anima di Peppino Impastato non si è lasciata scalfire da quel potere neanche troppo nascosto, un potere che seppelliva sotto metri di asfalto la rigogliosa campagna di Cinisi, celando vigliaccamente il malaffare e ponendo un macigno sui sogni dei giovani siciliani.

“Radio Aut” di Peppino Impastato, la voce libera dei social media di quell’epoca
All’anagrafe Giuseppe Impastato, ma Peppino per tutti, nasceva a Cinisi il 5 gennaio del 1948, e già in fasce sembrava ribellarsi a quella famiglia di cui faceva parte solo per nascita, ma alla quale non perdonerà mai la forte collusione con la mafia. Il padre Luigi, lo zio e altri parenti della famiglia Impastato erano mafiosi, il cognato del padre era il capo mandamento Cesare Manzella che, nel 1963, durante le costanti lotte interne a Cosa Nostra, venne fatto saltare in aria all’interno della sua auto con il tritolo.
Ben presto, un giovanissimo Peppino inizia a combattere la propria famiglia dall’interno, vedendo chiaramente con i propri occhi la violenza e i soprusi ai quali tutti facevano finta di non assistere: litigi inevitabili con il padre mafioso convinto, e che sfociano nell’allontanamento da casa e nell’immediata attività politica e culturale dedita all’antimafia da parte del ragazzo.
I mezzi di comunicazione dell’epoca – siamo infatti nel 1965 – sono i giornali e le radio. In quello stesso anno Peppino fonda il giornalino “L’Idea Socialista”, mediante il quale poter dare voce a chi voce sembra non averne. Passando attivamente alla politica nella Nuova Sinistra si fa portavoce dei contadini che, nel frattempo, erano stati espropriati dei terreni per allargare l’aeroporto: quello stesso aeroporto che era sotto il controllo del capomafia Gaetano “Tano” Badalamenti, sì, proprio quello che abitava a 100 passi dalla casa paterna di Peppino e che gestiva un vero e proprio impero della droga.
Detto del giornale e dell’attività politica sul campo, Peppino non lesina le proprie forze per fare del bene e intrattenere la comunità, con associazioni culturali e musicali che lo fanno avvicinare al mondo della radio. È il 1977, Peppino ha meno di un anno per scoperchiare il pentolone: con la sua “Radio Aut”, una radio libera e autofinanziata, inizia ad affondare gli artigli dell’attivista antimafia. Siamo lontanissimi dai nostri anni della comunicazione digitale libera, dei social media, della libertà di espressione al suo massimo storico, ma quella radio, priva di “guide” o indicazioni, o di piloti nascosti e finanziatori a chiederne conto, è stata un vero e proprio mezzo per sfruttare al massimo la potenza della parola, contro quella che lo stesso Peppino chiamava “Mafiopoli”. Oggi espressa tramite video, reel o meme, in quegli anni la protesta si diffondeva a macchia d’olio mediante, ad esempio, una genuina satira radiofonica.
Proprio tramite il suo personale “Social Media”, Peppino può urlare liberamente ai compaesani e oltre, può denunciare tutti i malaffari che aveva visto negli anni e che continuava a vedere, impuniti, celati. Denunciava in maniera chiara e diretta, immediata, i delitti più efferati e gli affari più macabri dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in special modo del “cartello della droga” di Tano Badalamenti che tutto gestiva, tutto pagava, tutto zittiva.
La satira, quella genuina e spensierata del programma “Onda Pazza”, era proprio quella più seguita, quella con il maggior numero di follower, oltre ad essere quella più pungente e penetrante: con l’alone dell’ironia mascherata, una sorta di Umorismo Pirandelliano, quello che che ti fa sorridere mentre piangi e soffri dentro, si prendeva gioco di mafiosi e politici, di personaggi pubblici legati al malaffare, ridicolizzando la loro stessa brama di status. I meme sui personaggi famosi di oggi, alla stregua della satira radiofonica di una volta. Ma se a un mafioso manchi di rispetto…
La lotta alla mafia di Peppino non si è fermata su quella strada ferrata nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, quella stessa strada la sta ancora percorrendo, nonostante siano trascorsi 47 anni.





















