Alessandro De Bartolomeo
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Formatosi a Palermo, è laureato in Scienze politiche con master in Sistemi di gestione qualità. Consulente d'impresa, si occupa di ambiente e servizi alle imprese. Sport, arte, film e fotografia le sue piccole passioni.

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Quel giorno che Salemi fu Capitale d’Italia: il 14 maggio 1860 la Sicilia scrisse la storia dell’Unità

La provincia di Trapani con Giuseppe Garibaldi e i “mille” fu protagonista della storia dell'Unità d'Italia: il 14 maggio 1860 il vessillo tricolore fu fatto issare sul castello Arabo Normanno di Salemi

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Salemi, piccolo centro abbarbicato su una collina, al centro della provincia di Trapani, nel corso della sua storia millenaria è stata, non solo crocevie di popoli che hanno lasciato in dote un patrimonio architettonico, artistico e culturale di grande rilevanza, ma anche Capitale d’Italia. L’antica Aliciae dei Romani, infatti, ha avuto un ruolo prezioso nella storia recente dell’Unità d’Italia, nel corso dell’epopea di Giuseppe Garibaldi e dei suoi “mille”, di cui ha conservato traccia e memoria storica identitaria. Era il 14 maggio 1860 e il generale issò per la prima volta il vessillo tricolore, proprio in Sicilia.

Garibaldi e le sue truppe in Sicilia

La situazione storico-politica che nel 1860 portò Giuseppe Garibaldi a condurre una spedizione dalla Liguria in Sicilia a bordo dei piroscafi “Piemonte” e “Lombardo” con il suo seguito in armi per rovesciare il governo borbonico e appoggiare le rivolte scoppiate sull’Isola è nota. I borboni, in quel preciso periodo storico, dominavano il Regno delle due Sicilie, tra l’insoddisfazione generale della popolazione. L’11 maggio le due imbarcazioni riuscirono ad entrare in porto a Marsala. È da lì che partì il viaggio verso Palermo. La sera successiva, percorrendo la via, giunsero in contrada Rampingallo vicino Salemi, dove trascorsero la notte.

Come riporta lo stesso Garibaldi nelle sue memorie, pubblicate da Alexandre Dumas, l’eroe dei due mondi chiamò alle armi i siciliani in quei giorni: «Vi ho condotto un pugno di bravi al grido eroico della Sicilia. Sopravvissuti alle battaglie Lombarde eccoci con voi! Non domandiamo altro che la liberazione della patria. Siamo uniti e 1′ opera sarà facile e breve. All’armi! Chi non afferra un arme, o è un vile o è un traditore. La mancanza di armi non è un pretesto. Avremo dei fucili: ma ora ogni arme e buona nelle mani di uno bravo. I municipi si incaricheranno dei fanciulli, delle donne, e dei vecchi. All’armi tutti! La Sicilia insegnerà anche una volta al mondo, come per la volontà forte e decisa di un popolo unito, un paese si sbarazza dei suoi oppressori». 

Quel giorno che Salemi fu Capitale d'Italia: il 14 maggio 1860 la Sicilia scrisse la storia dell'Unità - Be Sicily Mag - Giuseppe Garibaldi 1861
Giuseppe Garibaldi (Foto da Wikipedia)

Salemi capitale d’Italia per un giorno

A Salemi, sollecitato dai notabili cittadini, Giuseppe Garibaldi instaurò la dittatura di Sicilia. Era il 14 maggio 1860. Con il primo decreto emesso sull’Isola, il generale divenne comandante in capo della Forza armata Nazionale di Sicilia e decretò, «all’invito dei primari cittadini e sulla dichiarazione dei comuni liberi dell’Isola, considerando che in tempi di guerra è necessario che i poteri civili e militari siano concentrati nelle stesse mani» la presa della «dittatura di Sicilia, a nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia», queste le testuali parole contenute nell’atto ufficiale. Dal Municipio, Garibaldi sancì così Salemi Capitale d’Italia e il vessillo tricolore fu fatto issare sul castello normanno che domina la cittadina. Un titolo che mantenne simbolicamente per una sola storica giornata, ma che sarebbe rimasto nella storia. 

I luoghi che richiamano alla storia di Salemi

Molti sono i luoghi nella cittadina che richiamano il passaggio delle Camicie rosse da Salemi in quel lontano 1860. Una lapide commemorativa è posta in Piazza Dittatura, dove sorge la sede del Comune, cosi come sulle mura del castello normanno. In Piazza Libertà, un’altra lapide commemorativa ricorda il luogo dove Garibaldi passò in rassegna alcune truppe prima di muoversi alla volta di Calatafimi-Segesta, luogo di una epica battaglia contro l’esercito borbonico che avrebbe segnato una svolta nel processo di liberazione dell’Isola. Nella cittadina è inoltre possibile visitare nel locale museo alcuni cimeli storici del passaggio dei Garibaldini dalla cittadina trapanese. 

Nel 1982, in occasione della celebrazione del centenario della morte di Garibaldi, a Salemi, si rappresentò simbolicamente e con la partecipazione dell’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi il percorso compiuto dal generale. L’11 maggio 2010 poi il Capo dello Stato di allora, Giorgio Napolitano, visitò Salemi in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia. Appuntamenti che richiamano a una sorta di viaggio indietro nel tempo in un territorio ricco di storia, che in questi giorni celebra i 165 anni da quegli eventi che hanno segnato il destino di una Nazione.

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