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Lo Stretto di Sicilia è un rifugio per le specie animali in pericolo: a dirlo è uno studio internazionale

Delle spedizioni scientifiche condotte dall'Università di Palermo, dall’associazione tunisina Ascob Syrtis, con il supporto di Blue Marine Foundation confermano che lo stretto è uno dei luoghi sicuro per squali e specie in pericolo

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La Sicilia, la Tunisia e il Regno Unito hanno condotto delle spedizioni scientifiche per analizzare le condizioni delle specie animali in pericolo, in particolare presso lo Stretto di Sicilia, luogo che da anni è tenuto d’occhio data la sua importanza per gli squali e altri animali marini che versano in condizioni di pericolo. Secondo l’Università di Palermo, l’associazione tunisina Ascob Syrtis e la fondazione britannica Blue Marine, la zona siciliana è uno dei pochi rifiugi sicuri per squali e altre specie animali.

Lo Stretto di Sicilia come speranza per gli squali

La ricerca è stata effettuata con metodi innovativi e poco invasivi, come le osservazioni a bordo di barche da pesca, sistemi video con esca (tecnicamente chiamato Baited Remote Underwater Video) e altri metodi di campionamento all’avanguardia. Le ricerche hanno rilevato la presenza di diverse specie di elasmobranchi (che comprendono gli squali) tra diverse aree della Sicilia e Golfo di Gabes. Queste specie, come lo squalo grigio (Carcharhinus plumbeus), lo squalo mako (Isurus oxyrinchus), il pesce chitarra (Glaucostegus cemiculus) e la vaccarella (Aetomylaeus bovinus), emigrano verso queste aree per riprodursi e per svolgere diverse attività fondamentali per il loro ciclo vitale. La ricerca ha fatto notare l’importanza della Sicilia per questi animali, tutti classificati in grave pericolo per l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Negli ultimi tempi è stato fatto un grande lavoro per la preservazione delle specie marine, con l’introduzione di nuovi regolamenti che hanno lo scopo di salvaguardarle ed evitare l’estinzione, il tutto con il coordinamento della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dell’Università di Palermo. I nuovi studi permetteranno di sviluppare ulteriormente questi provvedimenti, fondamentali per un’area che da anni è stata segnalato come vitale per le specie in via d’estinzione come confermato in passato dall’ Important Shark and Ray Areas (ISRAs) e l’ Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

L’importanza della Sicilia per le specie marine lo si nota anche dagli avvistamenti nelle acque dell’Isola. Un trigone bianco, infatti, è stato recentemente segnalato sui fondali vulcanici di Capo Mulini ad Acireale. L’esemplare ha dei tratti distintivi mai visti: nessuna pigmentazione, al contrario degli altri esemplari avvistati solitamente colorati di una livrea grigio-bronzea. La scoperta è stata effettuata da Graziano Trovato del centro immersioni DNA Divers, oltre che ad essere documentato da Margriet De Graaf.

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