giovedì | 18 Luglio | 2024
MARCO PETROLITO
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A contraddistinguermi è la passione per la musica e l'arte. Ma amo anche viaggiare ed il buon cibo. E vivo di sport. Giornalista da quasi 20 anni per provare a raccontare e a trasmettere, con la scrittura, le emozioni legate al mio mondo.

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Mar Mediterraneo sempre più caldo e ricco di specie “aliene”: la sfida della Sicilia per conviverci

Il Mar Mediterraneo sta cambiando a causa del cambiamento climatico, venendo invaso da specie "aliene": ecco quali sono, dal granchio blu al pesce scorpione

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Il Mar Mediterraneo che bagna la Sicilia continua a surriscaldarsi, e, così come sottolineano gli esperti, la prossima sfida per tutta la popolazione è quella di riuscire a convivere al meglio con le specie definite “aliene”, salvaguardando al tempo stesso quelle autoctone, che, come i ricci di mare, da sempre caratterizzano l’ecosistema marino e la sua biodiversità.

Le nuove specie “aliene” del Mar Mediterraneo possono diventare delle risorse?

Il pesce palla maculato e il pesce scorpione ma anche il pesce coniglio scuro e quello striato, così come l’ormai noto granchio blu. Si tratta di alcune delle specie che, dalle calde acque del canale di Suez, sono arrivate in questi anni nel Mar Mediterraneo, anch’esso sempre più caldo, per convivere con quelle che già esistono da noi. Queste ultime, a loro volta, proliferano grazie alle alte temperature (come alcuni tipi di cernie, il pesce pappagallo e il vermocane) rendendo la situazione del nostro mare in continua evoluzione.

Sono tante, infatti, le specie marine “native” del Mar Mediterraneo che si vedono sempre più di frequente poiché, pian piano, stanno ampliando la loro popolazione influendo sull’ecosistema e sulla pesca. A destare maggiore curiosità, comunque, sono soprattutto le cosiddette specie “aliene”, che per lo più provengono dal mar Rosso, e che, come ha spiegato il responsabile del servizio scientifico dell’Area marina protetta del Plemmirio di Siracusa, Gianfranco Mazza, “si stanno adattando bene ai nostri mari, anche se qui per loro è tutto nuovo”.

“La loro riproduzione – ha aggiunto – è piuttosto rapida ed hanno un impatto importante sulla biodiversità. Un esempio in questo senso è rappresentato proprio dal granchio blu, che è in grado di tagliare le reti da pesca grazie alle chele robuste e affilate. Non bisogna tuttavia creare allarmismi, anzi dobbiamo imparare a convivere con loro”.

Il ruolo delle politiche climatiche

In considerazione di questi fenomeni che vedono protagonista il Mar Mediterraneo è stata recentemente avviata una campagna informatica dall’Ogs, l’Istituto di oceanografia e di geofisica Sperimentale, in sinergia con le Università di Modena, Catania, Messina e con l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), per provare a trasformare le specie native e soprattutto quelle aliene in vere e proprie risorse. Nel padovano, del resto, è già stata creata la prima birra al granchio blu, mentre, soltanto per fare qualche altro esempio, in Turchia come in Grecia il pesce scorpione rappresenta un piatto molto prelibato.

Fondamentale, tuttavia, nell’ottica di una convivenza con le nuove specie, è anche la necessità di attuare delle politiche climatiche ed energetiche che possano essere in grado di tutelare le nostre acque: ciò può essere perseguito attraverso l’abbattimento delle emissioni di gas serra oppure tramite la salvaguardia delle numerose aree marine protette esistenti.

I ricci di mare ed il rapporto con l’uomo in Sicilia

Una delle specie autoctone più a rischio, nel Mar Mediterraneo, è quella del riccio. L’habitat prediletto dal riccio “femmina”, quello che viene abitualmente consumato per la sua polpa, è rappresentato dalle coste rocciose, dove l’acqua non è molto alta e può riuscire a brucare la copertura algale. Come gli erbivori sulla terraferma, i ricci ricoprono un luogo essenziale per la biodiversità. In un habitat roccioso, infatti, la competizione per lo spazio è altissima e le alghe verdi utilizzano tutto lo spazio a disposizione molto velocemente. Ed è proprio qui che entrano in gioco i ricci, fondamentali al fine di mantenere il mare sano ed in salute. Utilizzando un piccolo becco, il riccio non fa altro che mantenere sotto controllo le “erbacce”, lasciando spazio agli altri animali per colonizzare la roccia ed aumentando la biodiversità dell’ecosistema.

Più ricci vengono prelevati dell’habitat costiero dall’uomo, maggiore sarà la quantità delle alghe verdi. Con la conseguenza che la costa costa ne risentirà sempre più e l’acqua sarà torbida. Per far fronte alla diminuzione del numero dei ricci, la loro pesca, in Italia, è limitata a 30 a persona e al giorno, mentre è vietata nei mesi di maggio e giugno, al fine di permetterne la riproduzione. Anche in Sicilia, tuttavia, sono frequenti i casi di pesca illegale e i sequestri. C’è dunque ancora tanto da fare per tutelarli e non bisogna dimenticare che il riccio è da salvaguardare, oltre che per la sopravvivenza della specie, soprattutto al fine di mantenere il mare pulito e i nostri fondali sempre più belli.

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