Francesco Zavatteri ha trasformato il dolore per la perdita del figlio in una missione di vita. Il fondatore de “La casa di Giulio” ha raccontato a BE Sicily Mag il dramma vissuto nel 2022, quando il suo terzogenito ha perso la vita, a soli 19 anni, a causa dell’abuso di crack. Un’esperienza che non lo ha abbattuto, bensì lo ha portato alla creazione di un progetto che potesse evitare altri casi come questo. L’associazione no profit con sede nel quartiere Ballarò, a Palermo, infatti, si occupa di supportare i giovani in difficoltà, che spesso si ritrovano nel vortice delle sostanze stupefacenti.
La nascita de “La Casa di Giulio”: dal dolore alla speranza
Per oltre trent’anni Francesco Zavatteri si è dedicato alla farmacia di famiglia, ma adesso le sue attività principali sono quelle che riguardano “La casa di Giulio”. La sua vita è cambiata drammaticamente il 15 settembre 2022, quando il figlio è stato ucciso dalle droghe. “Il dolore per la perdita è stato devastante, ma da lì è nato il desiderio di ricordare Giulio nel miglior modo possibile”, ha raccontato. “Era un ragazzo pieno di vita. Intelligente, creativo e dotato di una grande sensibilità. Era il piccolo di casa, quello più coccolato, soprattutto dai fratelli. Aveva iniziato a leggere e scrivere molto presto, dipingeva, disegnava, suonava a orecchio e parlava due lingue. Era pieno di aspettative. Dietro questo suo essere straordinario probabilmente c’era una grande fragilità”.
L’idea di creare un’associazione no profit è nata da un evento organizzato al Teatro Massimo di Palermo, dove il papà ha raccontato la storia di Giulio attraverso uno spettacolo incentrato proprio sul dialogo tra genitori e figli. “È stato un momento emozionante”. Adesso per Francesco Zavatteri è evidente quanto la comunicazione sia alla base di casi come questo. “Giulio nascondeva il suo dolore dietro un sorriso. Era come un clown triste. All’esterno era allegro, ma dentro aveva un grande disagio, che purtroppo non siamo riusciti a comprendere in tempo”. È così che, dopo alcuni tentativi di aiuto psicologico non andati a buon fine, ha iniziato ad assumere sostanze stupefacenti.

Il crack, il decreto in Sicilia e l’urgenza di agire
La storia di Giulio non è purtroppo isolata. La situazione a Palermo, come conferma Francesco Zavatteri, è allarmante. Il crack si è diffuso in maniera preoccupante, specialmente tra i giovani, creando dipendenze che è difficile superare. “Il crack devasta il cervello in pochissimo tempo e purtroppo in città è diventato una piaga dilagante”. La mancanza di azioni incisive da parte delle istituzioni ha spinto il fondatore de “La casa di Giulio” a mettersi in prima linea per affrontare il problema. “Non conoscevo abbastanza bene questa droga prima della morte di mio figlio, ma ho capito che dovevo fare qualcosa per evitare che altri giovani e altre famiglie vivessero ciò che abbiamo vissuto noi”.
Francesco Zavatteri ha voluto dunque creare un luogo di accoglienza, dove genitori e giovani possano ricevere sostegno. Grazie alla collaborazione con AGISCI, un’associazione di medici volontari, e con l’Università di Palermo, “La Casa di Giulio” offre oggi due sportelli di ascolto e programmi di prevenzione nelle scuole. “Giulio mi diceva sempre: Papà, devi fare qualcosa per gli altri ragazzi. E così abbiamo fatto”.
Ma non solo. Il papà di Giulio ha infatti lavorato alla stesura del disegno di legge contro la dipendenza dalle droghe, che è stato approvato il 25 settembre 2024 dall’Assemblea Regionale Siciliana con voto unanime. “Il testo prevede l’apertura di centri a bassa, media e alta soglia per il recupero dei giovani tossicodipendenti, soprattutto minorenni, e la creazione di programmi di prevenzione nelle scuole”.

Il lavoro di prevenzione e recupero de “La Casa di Giulio”
Il lavoro di Francesco Zavatteri e dei suoi collaboratori è dunque quotidiano. “La casa di Giulio” non rappresenta un simbolo, bensì un luogo concreto di ascolto e supporto. “Il nostro obiettivo è intervenire prima che sia troppo tardi. Spesso i ragazzi che cadono vittime di queste sostanze sono giovanissimi e non si rendono conto dei rischi. È fondamentale che si lavori soprattutto nelle periferie, dove i ragazzi sono più esposti a situazioni di degrado sociale e mancanza di opportunità”.
Uno degli strumenti più recenti che l’associazione ha messo in campo, a tal proposito, è un’unità mobile che opera nelle piazze di spaccio, come quella di Ballarò, per fare prevenzione e ridurre i rischi legati al consumo di droga. “Mio figlio Vincenzo è il responsabile e insieme a un team di psicologi straordinari cerca di creare un nuovo approccio per affrontare le dipendenze”.
L’eredità di Giulio Zavatteri
“La casa di Giulio” è dunque un dono alla comunità della famiglia Zavatteri. Alla domanda su cosa direbbe suo se potesse vedere tutto ciò che è stato costruito in suo nome, papà Francesco non ha dubbi: “Penso che sarebbe fiero di quello che stiamo facendo. Giulio era una figura carismatica e straordinaria. Trasmetteva felicità e gioia a chiunque, ci ha lasciato questo come eredità. Avrei preferito essere qui oggi a raccontare dei successi della vita di mio figlio, ma il suo ricordo ci dà la forza di andare avanti. Con la nostra associazione, speriamo di fare la differenza nelle vite di tanti giovani e di dare loro una seconda possibilità”, ha concluso.















